Nazionalismo di Elie Kedourie

Pubblicato nel 1960 in Inghilterra e tradotto per la prima volta in italiano da Alberto Mingardi per Liberilibri nel 2021

5 Gennaio 2022

La Ragione

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Difficile trovare una riflessione altrettanto profonda su un tema che cambia segno e colore a seconda della bocca che anche solo lo pronuncia, oscillando fra i nobili ideali patriottici e i più aggressivi pregiudizi. Il tutto impreziosito dalla traccia plurimillenaria che l’introduzione suggerisce fin dalla prima pagina. L’autore, a lungo professore di storia e filosofia alla London School of Economics, era nato a Baghdad, nel 1926. Morì a Washington nel 1992. Si suol dire, di certi studi e riflessioni, che benché datati siano ancora d’attualità. Qui la faccenda è diversa: a essere rimasto attuale è il tema che sviscera e chiarisce, mentre il suo libro supera l’attualità, perché è una chiave indispensabile per capirla.

Non nacque in Iraq per caso, ma perché lì viveva la sua famiglia. Da millenni, in un certo senso. Gli ebrei vi giunsero nel 597 avanti Cristo. Lì rimasero e prosperarono, anche quando quella terra divenne parte dell’impero ottomano, che con gli ebrei si mostrò tollerante. Poi accadde che per batterlo gli inglesi – in particolare a opera del colonnello Lawrence – sollecitarono il sorgere di un nazionalismo arabo, anti imperiale. Alla caduta dell’impero crearono un Paese inventato e lo tennero assieme con il nazionalismo. Il che scatenò un panarabismo che divenne anche antisemita. Ed ecco il volto del nazionalismo rozzo e feroce.

Proprio le storie e le guerre del secolo scorso suggeriscono oggi di non evocarlo più con quel nome, risultando difficile ritrovarne le radici romantiche e patriottiche, sicché si preferisce “sovranismo”. Ma la zuppa è quella. Solitamente cotta a cura di classi dirigenti mediocri e sollecitando sentimenti xenofobi. Sangue, terra e nazione – ovvero presunta identità collettiva da contrapporre a quella altrui – hanno più che altro fatto perdere molto del primo. Si può avere una forte identità senza per questo supporre di dovere negare l’altrui. Anzi, più le identità sono forti e più convivono. Sono quelle fasulle, quelle montate ad arte, a generare guerre. Fino a far sparire le identità individuali in una presunta identità collettiva, il che dischiude le porte all’orrore del dispotismo.

Elie Kedourie, Nazionalismo, a cura di Alberto Mingardi, Liberilibri, 2021

Da La Ragione, 5 gennaio 2022

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