Miserie del metodo Rousseau

Jean-Jacques Rousseau e David Hume incarnano alla perfezione due modi inconciliabili di vedere il mondo

10 Aprile 2017

Il Sole 24 Ore

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Jean-Jacques Rousseau e David Hume erano fatti per non capirsi. Fumantino e teatrale il primo, gioviale e calmo il secondo, incarnano alla perfezione due modi inconciliabili di vedere il mondo. «Il modello di società a cui Rousseau è sempre rimasto fedele è quello del collettivismo spartano», spiega Lorenzo Infantino nella sua ricca prefazione a A proposito di Rousseau. Se per lo scozzese la civiltà è una trama complessa, filata dalle macchine imperfette dell’esperienza umana al ritmo sincopato delle circostanze, per Rousseau non c’è nulla di male, e anzi è sommamente auspicabile, disfarla tutta d’un colpo, se è ciò che richiedono le ragioni della «giustizia».

In vita, Hume doveva celebrità e fama non al suo Trattato o ai suoi Saggi, ma alla sua monumentale Storia d’Inghilterra, lavoro di scavo e ricostruzione. Rousseau aveva conquistato il pubblico d’Europa coi suoi romanzi, con l’estro della sua fantasia.

Quando Hume si offre di dare rifugio a Rousseau questi è appena stato raggiunto da un mandato d’arresto dalle autorità parigine. Perciò Madame de Boufflers, con la quale, chissà, forse Hume coltivò un flirt o perlomeno un’amicizia affettuosa, chiede allo scozzese un aiuto. Senza tacergli che le idee del ginevrino sono quanto di più lontano «dalle nostre». Difficile non avvedersene: di Rousseau erano già noti il discorso sulle scienze e sulle arti e quello sull’origine dell’ineguaglianza. «Ho ricevuto il vostro nuovo libro contro il genere umano», commentò a proposito Voltaire.

Sedotto dalla possibilità d’ingraziarsi un’amica, lieto di offrire rifugio a un’anima perseguitata dalla censura, le bon David si prodiga per la sua nuova conoscenza. Mal gliene incolse. Fra i due sorgono incomprensioni per robetta che ci s’immaginerebbe fuori dell’orizzonte di un grande filosofo, figurarsi di due. Hume cerca di procurare una pensione regia all’amico, questi pone tutta una serie di condizioni, poi sembra rifiutare, l’altro prende per buono il rifiuto, poi capisce che non era che una posa. Come, rifletterà poi Hume, anche l’ostentata indigenza di Rousseau: una piccola «ciarlataneria». Intanto il ginevrino gli aveva già fatto barba e capelli: se non foste il migliore degli uomini, sareste certo il più nefando.

La storia è stata raccontata con passione da Robert Zaretsky e John T. Scott nel loro The Philosophers’ Quarrel (2010). Fu una sorta di soap opera illuminista, con lettere che sarebbero dovute restare private e che invece circolarono ampiamente nella generale indiscrezione della repubblica delle lettere. Oggi possiamo leggerle anche in italiano, in due volumi curiosamente usciti in sincrono, A proposito di Rousseau curato da Lorenzo Infantino (Rubbettino) e Contro Rousseau curato da Spartaco Pupo (Bietti): autore, ovviamente, David Hume.

Il quale dapprima oscillava, non sapeva se pubblicare la corrispondenza avrebbe nuociuto alla sua reputazione o l’avrebbe difesa. Si risolse a chiedere consiglio agli amici francesi che, avendo esaurito ogni pazienza con Rousseau, intravidero un’occasione ghiotta. A margine di A proposito di Rousseau Infantino ripubblica quella corrispondenza. Formidabile la lettera di Voltaire, che a Rousseau sardonicamente riconosce che «facendo il mestiere di delatore e di uomo un po’ in lite con la verità, egli ha sempre conservato la modestia del suo carattere».

Notava Cassirer che «là dove Voltaire, D’Alembert, Diderot vedevano semplici difetti della società, che si sarebbero dovuti man mano correggere, Rousseau vedeva la colpa della società». Il carteggio con Hume ci aiuta a capire come l’ansia rousseuviana di portare indietro le lancette dell’orologio della storia e fare falò di ogni progresso materiale, riflettesse uno sfrenato egocentrismo.

«Tutte queste piccole miserie non meritano due minuti del nostro tempo: tutto ciò cadrà presto in eterno oblio». Voltaire si sbagliava. Hume e Rousseau rappresentano due filosofie e assieme due tipi umani. Per questo, le grandi battaglie della storia del pensiero, la natura contro la civiltà, la rivoluzione e la pazienza, Sparta contro Atene, le ritroviamo tutte, in questa disputa da cortile.

David Hume, A proposito di Rousseau, a cura di Lorenzo Infantino, Rubbettino, Soveria Mannelli, pagg. 126, €12

Da Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2017

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