Meloni strappa un tetto al prezzo del gas, ma per le bollette più basse serve tempo

Risparmi fino a un quarto sui costi ai consumatori, decisivo il meccanismo attuativo

21 Ottobre 2026

La Stampa

Alessandro Barbera

Argomenti / Ambiente e Energia

Ci vorrà tempo per misurare i benefici, e il diavolo starà nel dettaglio. Ma l’accordo di massima sul tetto al prezzo del gas l’ha portato a casa, non è esattamente quel che chiedeva, ma la trattativa andava avanti da mesi e l’esito non era scontato. « Sono contenta dell’accordo, le bollette scenderanno », diceva ieri Giorgia Meloni uscendo dal vertice dei ventisette leader a Bruxelles.

La vicenda risale al decreto bollette dello scorso febbraio, e alla richiesta alla Commissione europea per introdurre un tetto temporaneo al prezzo del gas all’ingrosso, una misura simile a quella che fu concessa alla Spagna e al Portogallo nel 2022 dopo lo scoppio della guerra ucraina. Il sistema dovrebbe funzionare più o meno così: i consumatori di energia sussidiano in bolletta la differenza fra il prezzo di mercato e il tetto, ma poiché con il gas si produce metà di tutta l’energia elettrica generata in Italia, il prezzo finale dovrebbe risultare molto più basso. O almeno: in Spagna e Portogallo andò così.

Proviamo a spiegarlo ancora meglio: nonostante la crescita degli impianti di rinnovabili – ai quali molte amministrazioni locali fanno la guerra – nel settanta per cento di una giornata il prezzo in Borsa in Italia lo fa ancora il metano. E dunque il tetto avrebbe effetti a cascata su tutti i prezzi di generazione. Il meccanismo dovrebbe garantire un prezzo massimo tra i 55 e i 65 euro a megawattora, a fronte di prezzi che ieri al mercato di Amsterdam sfioravano i 90. Per avere un ordine di paragone, nell’inverno del 2022, quando Mosca sferrà l’attacco contro Kiev, si arrivò a picchi di 340 euro.

Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, uno dei massimi esperti di energia, spiega che per valutare i benefici occorrerà attendere. « Il tetto concesso nel 2022 a Spagna e Portogallo fissava il costo di un megawatt a 40 euro », ovvero una frazione del prezzo medio di allora. Quel tetto fu efficace per due ragioni: i prezzi di mercato fuori controllo, e la scarsa interconnessione di Spagna e Portogallo con la rete energetica europea ». Il punto, spiega Stagnaro, è tutto qui: « Se il gas per il quale è stato fissato un tetto inizia ad essere esportato perché meno caro che so, in Germania, il vantaggio verrebbe completamente vanificato. Tutto dipenderà dalle norme di attuazione ».

Per quanto tempo verrà applicato il tetto? E di quanto realisticamente scenderanno i prezzi? Secondo le ipotesi che circolano nel settore, se ben applicato il meccanismo dovrebbe ridurre i costi di un quarto, con effetti indiretti sulle tariffe dell’energia prodotta da fonti alternative.

La procedura per renderlo possibile non sarà rapidissima: poiché si tratta di deroga agli aiuti di Stato, il governo deve notificare la richiesta alla Commissione, che la deve autorizzare. Nella trattativa fra Roma e Bruxelles il governo avrebbe voluto scorporare anche il costo dei cosiddetti Ets (i certificati per le emissioni di anidride carbonica), ma questa richiesta non è passata.

Erano mesi che Confindustria chiedeva questo sì, preoccupata dell’aumento dei prezzi delle bollette alle imprese. L’ultimo rapporto di previsioni del Centro studi scrive che da gennaio a settembre il prezzo dell’elettricità è salito da 132,7 a 207,5 euro a megawattora, e in Italia continua a costare più che altrove: solo nei primi nove mesi di quest’anno il 35 per cento in più della Germania. Rispetto a sei anni fa, l’incidenza dell’energia sui costi totali di un’azienda è cresciuta del 34, 5 per cento, il 40 nella sola manifattura. Se il meccanismo dovesse funzionare, e se i costi dovessero scendere sensibilmente anche per le imprese, il beneficio arriverebbe fino all’inflazione. Con un però: il tetto non potrà durare all’infinito. L’eccezione iberica – il tetto per Spagna e Portogallo fu consentito da Bruxelles per un anno e mezzo, da giugno 2022 fino al 31 dicembre del 2023. Se entrasse in vigore prima delle elezioni, e il beneficio in bolletta fosse significativo, la premier ne potrebbe fare un punto a favore in campagna elettorale.

A Palazzo Chigi c’è chi spera ottimisticamente che dopo le elezioni di Midterm Donald Trump porrà fine alla guerra con l’Iran, l’unico modo per fermare la corsa dei prezzi energetici. Per ora la guerra americana produce solo guai. La protesta di pescatori, agricoltori e padroncini contro l’aumento dei prezzi del diesel sale ogni giorno di intensità. Su questo la premier non ha più molte frecce all’arco: i soldi per ridurre le accise sono terminati, e una volta ottenuto dai grandi produttori un tetto al prezzo di benzina e gasolio (fra gli altri Eni, Ip, Q8, Tamoil), non resta molto altro, se non un pacchetto di sussidi natalizi con la legge di Bilancio. Per il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti una delle tante richieste da evadere coi pochi fondi a disposizione.

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