Manzoni, liberale in economia contro i demagoghi

Nei Promessi sposi esperienza cristiana e libertà vanno a braccetto

21 Maggio 2023

La Provincia

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Poeta, drammaturgo, romanziere, saggista e apologeta della fede cristiana, Alessandro Manzoni è stato anche uno straordinario interprete della cultura liberale del diciannovesimo secolo, oltre che un acuto analista delle dinamiche sociali. È noto come Manzoni si collochi entro il filone cattolico liberale, così come è egualmente risaputo che uno dei suoi migliori amici fosse proprio Antonio Rosmini, che di quella linea di pensiero fu il massimo interprete. 

Non di rado però si dimentica che negli scritti manzoniani, e perfino nel più noto (“I promessi sposi”, a cui lavorò quasi vent’anni), compaiano considerazioni molto puntuali sull’economia, sui conflitti tra gruppi sociali, sul diffondersi di questa o quella opinione del tutto falsa, sulla necessità di guardarsi dal potere politico e dal suo cinismo. Eppure il dodicesimo capitolo del grande romanzo rappresenta, come sottolineò più volte Luigi Einaudi, una delle migliori lezioni di economia mai scritte in tema di penuria, prezzi e calmiere. 

Raccontando le vicende della Milano del Seicento e soprattutto la crisi sociale conseguente alla difficoltà di reperire pane, Manzoni mostra come una serie di fatti naturali (le condizioni metereologiche) e sociali (gli scontri bellici connessi alla guerra di successione di Mantova e del Monferrato) avessero causato cattivi raccolti e ridotto la disponibilità del grano; con immediate ripercussioni sui prezzi al consumatore. Avido lettore di Adam Smith e Jean Baptiste Say, in quel capitolo lo scrittore lombardo spiega come il rincaro operato dai formai fosse però del tutto ovvio, inevitabile e, da vari punti di vista, benefico.

Ovviamente nessuno può essere contento di pagare oggi a un prezzo più alto quanto ieri pagava a meno, ma se ci si trova entro una fase di penuria è bene che questo avvenga: in modo tale che l’intera economia possa reagire (ad esempio, che si abbiano stranieri interessati a portare da noi una parte delle loro produzioni). L’economia ha le sue leggi, che non possono essere ignorate, e i prezzi sono uno strumento cruciale per aiutare ad agire in maniera razionale, dato che ci forniscono informazioni cruciali. 

Soluzioni semplicistiche 
Purtroppo nel romanzo le cose non vengono intese in tal modo, esattamente come più volte è successo nella storia, anche recente. Poiché la demagogia ha quasi sempre successo, i politici trovano molto più efficace incolpare qualcuno e proporre soluzioni semplicistiche: e così gli spagnoli che governano Milano negli anni Venti del diciassettesimo secolo decidono di fissare un prezzo arbitrario per il pane. Questo creerà tensioni e soprattutto ancor più penuria, inducendo l’amministrazione a moltiplicare gli obblighi, i controlli e le pene. 

Dominanti e dominati 
Manzoni condanna tutto ciò senza appello, dato che aveva letto i grandi padri fondatori dell’economia classica e ne aveva appreso la lezione. Oltre a ciò aveva compreso come in ogni società vi è un gruppo dominante e uno dominato. Nel periodo parigino, in particolare, egli era stato a contatto con Augustin Thierry, interprete di una visione della storia basata appunto su questo conflitto tra governanti e governati: largamente condivisa, peraltro, da molti protagonisti del liberalismo della prima metà dell’Ottocento. di fissare l’attenzione su figure solitamente ai margini della “grande storia” (a partire dai principali protagonisti, Renzo e Lucia, che sono due giovani popolani di provincia) è in questo senso significativa. 

Il potere è violento e ingiusto, come la vicenda illustra ampiamente, e per questo è giusto e doveroso mettersi a difesa dei più deboli. Proprio questa preferenza per gli ultimi lo porta a considerare cruciale, se ci si vuole indirizzare verso una società meno ingiusta, la tutela della proprietà privata, della libera iniziativa e del mercato concorrenziale. Oltre a questo, egli sottolinea come le élites che dispongono del potere siano abilissime nell’usare una serie di difficoltà cognitive proprio per dilatare a dismisura il loro dominio. 

Nell’episodio dell’assalto ai forni descritto nei “Promessi sposi” è chiaro come don Ferrante e gli altri governanti indichino quali colpevoli i “profittatori”, consapevoli che la maggior parte della popolazione di fronte a un pane sempre più caro troverà ragionevole che si punti il dito contro i fornai (anche se nei fatti tutto questo è assurdo). Ma qualcosa di analogo il grande romanziere lombardo coglie quando esamina ciò che avviene durante la peste. Pure in questa circostanza una politica senza scrupoli e un’opinione pubblica senza strumenti di analisi finiscono per cooperare, dando vita alla leggenda degli “untori”. 

Se c’è qualcosa che non va come noi vorremmo, spiega Manzoni, siamo portati a ricercare un responsabile, un colpevole, un capro espiatorio: anche quando magari non c’è. Bisogna insomma fare i conti con una quota di irrazionalità diffusa che è abilmente sfruttata dal ceto politico e che moltiplica le vittime: come egli spiega nella ricostruzione storica dedicata alla colonna infame e all’ingiusta persecuzione di quanti furono considerati responsabili della diffusione della peste.

Manzoni fu un uomo di fede, che abbracciò il cristianesimo dopo una conversione da adulto. La sua adesione al cattolicesimo, però, fu sempre alimentata da una grande fiducia nella ragione: così che nella sua esperienza “ratio e fides”, ragione e fede, hanno sempre viaggiato insieme. È stata questa comprensione che scienza e spiritualità non s’oppongono affatto a indurlo, anche nella fase più matura della sua esistenza, a non abbandonare mai tutta una serie di tratti illuministi. D’altro canto, la madre Giulia era la figlia di Cesare Beccaria e il padre biologico (con ogni probabilità) era il più giovane dei fratelli Verri, Giovanni; e questo legame tanto stretto con l’Illuminismo lombardo non viene meno neppure quando al centro della sua riflessione egli pone la Provvidenza e la necessità di mettersi al servizio degli altri. 

Fede e libertà 
D’altra parte, per Manzoni, esattamente come per l’amico Rosmini, l’esperienza cristiana era inseparabile dal riconoscimento della libertà umana, del suo valore e della sua centralità; e questo aiuta a comprendere come egli abbia sempre prestato tanta attenzione alle dinamiche sociali ed economiche, ma soprattutto all’esigenza di proteggere la società dal potere e dalle sue logiche. 

da La Provincia, 21 maggio 2023

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