Lumi sulla nostra società

Steven Pinker analizza le origini dell'aumento del progresso: dietro c'è la logica illuministica dell'innovazione

16 Aprile 2018

Domenica-Il Sole 24 Ore

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

La principale causa del rimpianto per i bei tempi andati è la cattiva memoria. Se proviamo a calcolare il «Prodotto Mondiale Lordo», osserviamo che il Pil del pianeta «è cresciuto di quasi cento volte a partire dal 1820». In questo caso, il Pil è davvero un indice inadeguato. Cento dollari oggi valgono di più o di meno che un dollaro due secoli fa? Per fare una comparazione adeguata, bisognerebbe verificare quanto «comprano» in termini di beni omogenei, all’uno e all’altro estremo di questo filo invisibile. Il problema è che «un capo d’abbigliamento del 1800 avrebbe potuto essere un mantello di tela cerata rigido, pesante e poco impermeabile; nel 2000, il suo equivalente sarebbe un giaccone con una chiusura lampo realizzato in un tessuto sintetico leggero e traspirante. “Odontoiatria” nel 1800 significava tenaglie e dentiere di legno, nel 2000 novocaina e impianti». Non solo possiamo comprare “più cose”, ma la qualità delle cose che possiamo comprare è oggi assai diversa, spesse volte infinitamente migliore, di quanto non lo fosse all’alba della rivoluzione industriale.

Mettiamola in questi termini: quanto sarebbe stata disposta a pagare, la Regina Vittoria, per un televisore come quelli che noi tutti abbiamo in casa? Per non dire di un dentista che non strappasse un molare con pinza e forbici, senza anestetico.
Questo miglioramento delle condizioni di vita, dapprima ristretto alla cerchia dei Paesi occidentali, si sta velocemente espandendo in tutto il mondo. Oggi in Cina 1,3 miliardi di persone «dispongono in media di 3.100 calorie giornaliere a persona, ossia il livello raccomandato dalle autorità sanitarie americane per un giovanotto dedito a una intensa attività fisica», mentre «il miliardo di abitanti dell’India dispone di 2.400 calorie, il valore necessario ad una donna giovane e molto attiva o a un uomo di mezza età mediamente attivo». Sorprendentemente, «il valore per il continente africano si trova a un livello intermedio, raggiungendo le 2.600 calorie».

Aggiungete il fatto che «non vi è un solo paese in cui oggigiorno la mortalità infantile non sia inferiore a quella del 1950». A livello mondiale, il tasso di mortalità infantile (morte entro i primi 5 anni di vita) è passato dal 18% del 1960 al 4% di oggi. Nel 1800, era il 43%. Conta la scienza ma contano anche le istituzioni: «Dei 70 milioni di morti causati da carestie nel XX secolo, l’80% è stato vittima della collettivizzazione forzata, delle confische punitive e della pianificazione totalitaria dei regimi comunisti». Le condizioni di vita nel mondo sono migliorate e continuano a migliorare, e per giunta mentre la popolazione continua a crescere. Questo non significa che siano molti coloro che sono pronti ad ammetterlo.

Quando cinguettiamo sui social network, magari dopo aver ordinato un articolo da cucina che ci viene recapitato a casa in un giorno e prima di goderci per pochi euro una nuova serie tv comodamente sullo schermo del nostro tablet, siamo pronti a profetizzare l’imminente tracollo della civiltà. Il pessimismo è moneta corrente.

Con questo suo Enlighteriment Now, Steven Pinker s’è dato un obiettivo disperato. Lo scienziato cognitivo di Harvard sa bene che le persone tendono ad avere una «assurda presunzione della propria fortuna» (Adam Smith). Fino a che non ci capitano, tendiamo a pensare che gli incidenti sul lavoro, le rapine, le malattie, le corna, siano roba che riguarda essenzialmente gli altri. AI contrario, il mondo ci sembra sempre avere i giorni contati. «Tra le cose che ci capitano, quelle positive e quelle negative succedono su linee temporali diverse. Le cose cattive accadono rapidamente, ma quelle buone non si realizzano in un solo giorno e, nel loro svolgersi, sono fuori fase rispetto al ciclo delle notizie quotidiane». Inoltre, raramente gli eventi positivi si prestano a una narrazione epica. L’andamento dei tassi di mortalità legati a malattie oncologiche, diminuiti del 20% negli ultimi vent’anni, è legato a un complesso mosaico di miglioramenti terapeutici, diagnosi precoci, buone pratiche adottate da medici e ospedali. Non c’è un singolo eroe da celebrare.

Il sito HumanProgress.org ci ricorda quotidianamente, con grafici e statistiche, che stiamo meglio di quanto non siamo mai stati. Come già in The Better Angels of Our Nature, Pinker riunisce una serie di grafici di quel tipo, aggiornati e chiarissimi. «Vivere è meglio che morire, la salute è meglio della malattia, la ricchezza è preferibile alla povertà, la pace è meglio della guerra, la libertà è preferibile alla tirannia»: tutte queste cose oggi possono essere misurate. Se sono aumentate c’è stato “progresso”, altrimenti no.

Il nocciolo della questione riguarda il perché sono cresciute, perché sono migliorati i nostri standard di vita. La risposta sta nel titolo, l’Illuminismo, di cui Pinker dà una definizione eccessivamente parsimoniosa. Esso coincide con una riscoperta della ragione (il “rischiaramento” dai secoli bui) che ha anzitutto due conseguenze: l’affermarsi dell’idea di una natura umana universale e la scoperta del fatto che la ricchezza è qualcosa che si può creare, non solo distribuire.

Ciò si presta ad alcune critiche, che non gli sono state risparmiate da parte di autori come David Wootton o Yoram Hazony. Nella riscoperta illuministica della ragione ci sono anche i semi di quel totalitarismo che lo studioso canadese aborre e combatte. Lo straordinario dominio della tecnica ci ha dato non solo la penicillina ma anche la bomba atomica. E proprio quegli intellettuali “progressofobi” contro cui Pinker si scaglia hanno pochi dubbi sul potere della ragione umana, che pensano consenta addirittura di rimontare la società come un lego. Pinker scrive che «anziché cercare di plasmare la natura umana, la speranza illuministica nel progresso si concentrava sulle istituzioni umane». Basta intendersi sulle parole: anche l’idea che cambiamenti politici possano produrre l’uomo nuovo è un’eredità illuminista. L’illuminismo cui pensa Pinker è però un altro, sostanzialmente la somma di scienza ed economia politica, nella convinzione che la prima sia in un certo senso possibile grazie alla seconda: perché «la specializzazione funziona solo in un mercato che permetta a chi si specializza di scambiare i propri beni e servizi».

Di qui l’importanza delle istituzioni: sono quelle che consentono ogni giorno “un milione di ammutinamenti”, la continua possibilità di provare e di mettere in discussione le acquisizioni del passato, che producono innovazione e benessere.

Steven Pinker, Enlightenment Now. The case for reason, science, humanism and progress, New York, Viking, pagg. 576, $ 35

Da Domenica-Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2018

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