Putin ha una base militare in Sudamerica

Intervista a Leopoldo López: a Caracas si muore di fame, ma il governo compra armamenti dal Cremlino

28 Febbraio 2022

Libero

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Documentario sulla lotta del popolo venezuelano contro il regime di Maduro, A La Calle di Nelson G. Navarrete e Maxx Caicedo era stato programmato per la sera di giovedì 24 febbraio al cinema Anteo di Milano, a cura dell’Istituto Bruno Leoni. È la storia di quattro venezuelani testimoni di un Paese ridotto in condizioni estreme: un leader di opposizione arbitrariamente detenuto e processato; un attivista torturato; uno studente di medicina che ha curato i feriti durante le proteste; un giovane barbiere che ha deciso di emigrare per le difficoltà economiche. Ma poiché al peggio non c’è mai fine, tra la convocazione dell’evento e la sua effettiva realizzazione c’è stata di mezzo l’invasione dell’Ucraina.

«Però la gente è venuta lo stesso, il cinema era pieno», ci riferisce Leopoldo López. Leader dell’opposizione venezuelano, in carcere o ai domiciliari dal 18 febbraio 2014 al 30 aprile 2019, fu liberato da soldati che si erano schierati dalla parte del presidente a interim Juan Guaidó, e poté così riparare all’estero. Premio Bruno Leoni del 2017, López era venuto a presentare il documentario assieme al latinoamericanista Loris Zanatta e alla responsabile per le Americhe di Human Rights Watch Tamara Taraciuk Broner.

«Evidentemente il tema dell’Ucraina presuppone una visuale distinta rispetto alla tragedia del Venezuela», osserva. «Però è strettamente collegato. Da tempo diamo l’allarme sul fatto che la dittatura di Maduro si regge grazie all’appoggio della Russia e di altri Paesi. Infatti Maduro ha subito appoggiato l’aggressione all’Ucraina». La Russia ha due basi militari in Venezuela. «Tra Venezuela e Russia c’è una relazione militare molto stretta. Da ormai molti anni il Venezuela ha sostituito agli Stati Uniti la Russia come suo principale fornitore di armi di tutti i tipi. Fucili, carri armati, antiaerea, aerei, radar… Ciò ha permesso ai militari russi di installarsi in Venezuela già da molto tempo, e negli ultimi tempi con sempre maggior presenza. Due settimane fa anche il presidente Duque ha denunciato uno sconfinamento nello spazio aereo colombiano di militari russi provenienti dal Venezuela». Insomma, la Russia ha invaso l’Ucraina accusandola di voler far fare alla Nato nel suo territorio quello che la Russia sta già facendo nel territorio venezuelano… «Esatto».

Alcuni osservatori dicono che in Venezuela c’è una timida ripresa economica. Anche il fatto che alla fine il regime abbia accettato la vittoria della opposizione nello Stato di Barinas è in teoria incoraggiante. «Sì, è vero che dopo anni di iperinflazione c’è stato un riaggiustamento per forza di cose che ha un po’ rilanciato l’economia. Ma questa resta debolissima. Negli ultimi otto anni il Pil ha avuto una contrazione dell’80%, e nello stesso periodo siamo passati da mezzo milione di venezuelani fuori dal Paese a quasi 7 milioni. Neanche l’apertura democratica appare vicina. Osservatori europei e Centro Carter hanno riscontrato alle ultime regionali irregolarità profonde, malgrado la partecipazione ci abbia dato comunque alcune vittorie importanti. La più importante, a Barinas, Stato natale di Hugo Chàvez».

Tra 2018 e 2019 alcuni rapporti avevano segnalato in Venezuela per ogni anno il doppio di tutte le uccisioni nell’intero regime di Pinochet. «Il rapporto di Michelle Bachelet alle Nazioni Unite segnala per gli anni 2014-2018 più di 7.000 uccisioni extragiudiziali. Cioè, il livello di violenza, di repressione, di persecuzione, di intolleranza della dittatura di Maduro non è comparabile con niente che sia successo in America Latina prima. Se a ciò si aggiunge la tragedia umanitaria andiamo a uno scenario che davvero è stato tragico non solo per il Venezuela, ma per tutta la regione».

A tal punto che alcuni leader di sinistra latino-americani hanno iniziato ad attaccare duramente Maduro. Il peruviano Castillo, il cileno Boric, il colombiano Petro… «Spero che non siano posizioni occasionali ed elettorali come quelle che abbiamo visto in passato da parte di gente che poi è diventata complice della dittatura. Ma tutte le prese di distanza sono benvenute». Il governo a interim di Guaidó continua. «Rappresenta la legittimità. Nella misura in cui esiste, il riconoscimento a Juan Guaidó da parte di Paesi importanti toglie legittimità a Maduro. E poi in Venezuela, a differenza che in altre due dittature del Continente come Cuba o Nicaragua, ancora esiste una presenza organizzata dai settori democratici. Guaidó con tutte le difficoltà che ha, però resta sul terreno a condurre la lotta. Molto difficile, perché ci troviamo di fronte a una dittatura che non è solo una dittatura ma una struttura di potere criminale, basata su narcotraffico, estrazione illegale di oro, riciclaggio. Ma ci dobbiamo provare. Il prossimo obiettivo è un negoziato che permetta di ottenere condizioni minime per una elezione presidenziale nel 2024, ma speriamo anche prima. Una strategia che ci permette di unire i venezuelani, e anche la comunità internazionale che appoggia il processo politico di cambio in Venezuela».

da Libero, 27 febbraio 2022

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