Lo stato del posto fisso: senza imprese ci resteranno solo i bidelli

Quando le imprese sono bloccate, il mondo dell'istruzione è percepito come una macchina per stipendi, con al centro i dipendenti e non gli studenti

9 Ottobre 2017

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Nel suo «Codice della vita italiana», scritto quasi un secolo fa, Giuseppe Prezzolini ebbe a rilevare che «c’è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno».

È facile che venga alla mente questa arguzia dinanzi alla notizia che vi sarebbero ben due milioni di candidature per ventimila posti da collaboratore scolastico e personale amministrativo della scuola, che saranno disponibili nei prossimi tre anni. In effetti, fondata o meno che sia, è diffusa la convinzione che il lavoro del bidello, in particolare, sia ben poco oneroso e capace di garantire quella sicurezza che resta agli occhi di molti nostri connazionali un ideale da anteporre a ogni cosa.

C’è però ben altro. Tali dati impressionanti descrivono una società italiana che ha innumerevoli problemi economici e che, in particolare al Sud, non sa come fare a tirare avanti. Tra tassazione e burocrazia il nostro Paese è una delle realtà meno attrattive per quanti vogliono investire e produrre. Il risultato è che, nonostante l’ingiustificato trionfalismo del governo, l’economia continua ad arrancare.

Quest’ultima notizia conferma, per di più, quanto già si era visto nei giorni scorsi, quando un numero elevato di giovani professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri ecc.) si erano fatti avanti nella speranza di ottenere una posizione di insegnante supplente. Da tempo sappiamo come numerosi giovani siano pronti ad accettare professioni meno qualificate rispetto a quelle che inizialmente avevano individuato: e così i laureati sono disposti anche a pulire le aule. Soprattutto essi sono ben pronti a farlo se questo significa poter entrare a far parte del sistema pubblico.

Quando il mondo delle imprese è bloccato, non produce utili e non genera opportunità lavorative, c’è allora sempre la possibilità del posto statale. Il quale magari non sarà ben retribuito, ma presenta i suoi vantaggi.

In questo quadro non ha senso, ovviamente, puntare il dito contro chi nella presente congiuntura spera di avere un reddito grazie alla scuola. Se il mondo dell’istruzione è ormai percepito primariamente come una macchina per stipendi, con al centro i dipendenti e con gli studenti del tutto ai margini, questo si deve in primo luogo a quella selva di tributi e regolamenti che ostacola in tante maniere la libera iniziativa. In Italia, è sempre bene ricordarlo, prima di aprire una partita Iva uno ci pensa cento volte: e questo perché quando si entra in quell’universo ci si espone a una serie di rischi e si va incontro a problemi. Per giunta, se nonostante tutto ciò si è avviata un’attività, prima di assumere qualcuno ci si pensa mille volte.

I due milioni di italiani messisi in fila nella speranza di un posto da bidello o da applicato di segreteria ci aiutano allora a vedere meglio il quadro generale: una situazione oggettivamente drammatica entro la quale ognuno cerca di difendersi come meglio può.

Da Il Giornale, 9 ottobre 2017

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