Liberalizzazioni, l'Italia resta poco aperta alla concorrenza

Nonostante i tentativi di Bersani e Monti, siamo ancora il fanalino di coda in Europa

2 Dicembre 2014

Repubblica.it

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Le liberalizzazioni restano un tallone d’Achille per l’Italia. Infatti, nonostante i tentativi attuati negli ultimi anni in materia, da quello dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, che ha avuto successo solo nel caso dei medicinali e delle tariffe dei servizi telefonici, al decreto “Cresci Italia” del governo Monti, rimasto però in gran parte inattuato dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lo Stivale resta ancora fanalino di coda in Europa sul fronte dell’apertura al mercato. A metterlo in evidenza è l’indice delle liberalizzazioni 2014 elaborato dall’Istituto Bruno Leoni, che ha misurato il grado di apertura di dieci settori dell’economia in 15 Stati membri dell’Ue su una scala che va da 0 (monopolio) a 100 (piena concorrenza).

L’indice considera quattro variabili: libertà d’ingresso nel mercato, partecipazione azionaria dello Stato, vincoli normativi e facilità per il consumatore di cambiare fornitore. In base ai risultati, il nostro paese si colloca (con un punteggio pari al 66%) all’undicesimo posto in classifica. Rispetto alle edizioni precedenti, l’Italia fa qualche timido passo in avanti (più per il peggioramento altrui che per propria virtù), ma il posizionamento resta mediocre in tutti i settori e pessimo in alcuni, senza punti di vera eccellenza.

Leggi il resto su Repubblica.it, 1 dicembre 2014

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