La stabilità e la prudenza all’origine della ripresa

Conti pubblici più stabili, redditi in lieve ripresa e Pnrr: i segnali che spiegano la fiducia di famiglie e imprese

23 Gennaio 2026

Gazzetta del Mezzogiorno

Nicola Rossi

Argomenti / Politiche pubbliche

Professor Nicola Rossi, economista, cosa ci raccontano i dati di Confcommercio?

«Sono numeri abbastanza coerenti con quello che sta accadendo. Sono valutazioni preliminari, certo, ma questo clima di ritrovata fiducia è una diretta conseguenza di una finanza pubblica ordinata e prudente. Ora le famiglie e le imprese possono cominciare a programmare il proprio futuro».

Anche l’ultima Legge di Bilancio rientra in questo schema?

«Direi di sì. Ma è uno sforzo che dura ormai da un triennio. Credo vada riconosciuto all’attuale esecutivo e al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il merito non solo di aver avviato ma soprattutto di aver mantenuto questo impegno. La stabilità è una precondizione per la crescita».

E per quanto riguarda l’inflazione?

«C’è un segnale interessante. Se guardiamo l’andamento dell’inflazione core, cioè al netto di beni e servizi più volatili, come gli alimenti o l’energia, ci accorgiamo che, per la prima volta da un po’ di anni, sarebbe pari a quello che si registra nell’Unione europea».

Questo come si traduce nel confronto tra Paesi del continente?

«Nel 2026 forse non cresceremo come l’Ue che in media si pensa possa attestarsi un po’ sopra l’1%, ma potremmo cominciare ad avvicinarci in maniera significativa e interessante, dopo essere stati per anni lontani dai numeri del continente».

Il rapporto intreccia tre elementi collegati: rientro dell’inflazione, recupero del potere d’acquisto, ripresa dei consumi. Qual è il punto chiave?

«Non solo l’inflazione come si potrebbe pensare».

Cioè?

«Se avessimo un’inflazione molto contenuta e redditi delle famiglie completamente piatti, non sarebbe una gran cosa».

Quindi dov’è la svolta?

«I redditi delle famiglie crescono moderatamente di più dell’inflazione e questo consente di recuperare un po’ del potere d’acquisto perso. È necessario però continuare sulla via della stabilità».

La Manovra del 2026 sarà quella pre-elettorale. Teme eccessi di generosità con vista sulle urne?

«Il 2026 sarà l’anno dell’uscita dalla procedura di infrazione e questo potrebbe permettere al Governo di completare alcuni percorsi già avviati. Ad esempio la riforma fiscale che è chiaramente una riforma di legislatura e quindi vedremo qualche passo ulteriore, e benvenuto, in quella direzione».

E per quanto riguarda la tenuta dei conti?

«Mi auguro vivamente che il percorso di prudenza non si interrompa. Ciò detto uno Spread ridotto ormai a una sessantina di punti base allarga lo spazio disponibile per il Governo perché paghiamo meno interessi sul debito. Poi, sia chiaro, viviamo una fase di instabilità in cui l’incertezza è all’ordine del giorno. Ma le prime indicazioni sono promettenti».

Infine, professore, il 2026 sarà formalmente l’anno in cui terminerà il Pnrr. Un problema per il Mezzogiorno?

«Formalmente le scadenze del 2026 sono confermate ma l’intelligente revisione che è stata adottata negli ultimi mesi farà sì che il processo di spesa possa continuare anche oltre. Quindi attrezziamoci di conseguenza. Ciò detto, c’è da augurarsi che la spesa lasci delle conseguenze positive sul territorio, si traduca in nuove attività, dia origine a un dinamismo dell’economia senza il quale, in futuro, potremmo di certo avere qualche problema».

oggi, 23 Gennaio 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
0
    0
    Il tuo carrello
    Il tuo carrello è vuotoTorna al negozio
    Istituto Bruno Leoni