La rete del mercato

Un'alternativa possibile allo spacchettamento di Tim c'è: bandi e dunque concorrenza

10 Dicembre 2021

Il Foglio

Argomenti / Ambiente e Energia Politiche pubbliche

Le prime reazioni all’offerta di Kkr smuovono le acque tanto da rimettere in pista l’idea della “rete unica”. L’attuale azionista di maggioranza del gruppo, Vivendi, sembra addirittura pronto ad assecondare la statalizzazione della rete pur di preservare il valore del proprio investimento, o forse nella speranza di mantenere il controllo su una possibile “Servco” separata, dato che un eventuale rilancio di Opa potrebbe comunque restituire questo valore.

L’esito dell’operazione di Kkr è ancora incerto e sicuramente traguarderà il prossimo anno. In questo quadro di incertezze il governo si avvia, nondimeno, a promuovere i bandi, collegati al Pnrr, per diffondere la rete nelle aree grigie, come se gli esiti possibili dell’opa fossero del tutto indipendenti dagli scenari futuri di investimento.

Il tema qui non è certo aspettare o ritardare ma ridefinire un quadro di coerenza degli interventi di politica economica in un quadro di non rimpianto (“no regret”) di scelte finanziate da risorse pubbliche. Siamo sicuri che prendersi qualche settimana in più sia un danno irreversibile nella tabella di marcia?

Molte volte, anche su queste colonne, abbiamo ribadito che spesso la mancata domanda di connettività non è motivata dall’indisponibilità dell’offerta, mentre è vero il contrario: in questo senso l’espressione “aree a fallimento di mercato” è profondamente fuorviante. La tesi della mancanza dell’offerta a oggi è smentita dai dati delle aree bianche, dove le richieste di connessioni ultraveloci sono ancora al di sotto delle aspettative. Le unità immobiliari da connettere erano inizialmente previste in 9,6 milioni, poi furono ridotte a 7,9 milioni, di cui 6,4 milioni in Ftth (fiber-to-the-home) e il restante in Fwa (fixed wireless access). A quel tempo un solo operatore si aggiudicò tutti e tre i bandi per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro, mentre oggi per le aree grigie sono disponibili 6,7 miliardi di euro.

Per preparare i bandi per le aree grigie è stata realizzata, col supporto degli operatori, una mappatura delle unità immobiliari da connettere. L’intervento pubblico riguarderebbe quindi circa 6,2 milioni di civici su un totale di 21,3 milioni. Si tratta di unità immobiliari attualmente non coperte da una connessione di almeno 300 Mb/s. Però secondo le stime di alcuni operatori non c’è una corretta correlazione tra i civici target e una oggettiva e potenziale domanda di connessione. Di cosa stiamo parlando? Di civici formalmente esistenti, ma di fatto disabitati o comunque non interessati, come per esempio stalle in disuso, rimesse, immobili derelitti. L’utilizzo di soldi del Pnrr, che in parte dovranno essere restituiti e che in ogni caso hanno un costo opportunità, dovrebbe puntare alla massima efficienza. Come evitarne lo sperpero?

Ad esempio, basterebbe chiedere agli operatori, e primo tra tutti ovviamente a Tim – che ha in pancia queste informazioni risalenti al tempo in cui operava in regime di monopolio –, se in quel dato civico vi sia mai stata in precedenza una qualunque linea telefonica di tipo fisso. Basterebbe così intanto escludere almeno questi civici dall’intervento, non solo per risparmiare ma anche per velocizzare la realizzazione dell’infrastruttura. Al contempo i bandi potrebbero prevedere in capo all’aggiudicatario un impegno a portare una connessione Ftth “a domanda” in un tempo ragionevole anche presso i civici inizialmente accantonati, dando priorità dove possibile all’attivazione immediata di una connessione Fwa.

Ma quanto si potrebbe risparmiare? Secondo alcune stime i civici oggetto di intervento si ridurrebbero di circa il 50 per cento, pertanto il risparmio potrebbe aggirarsi attorno alla medesima proporzione, tenendo conto da un lato che molti di questi civici sono isolati, dall’altro che tuttavia l’infrastruttura necessaria a raggiungerli può servire anche a connettere altri civici eligible. Una parte delle risorse risparmiate potrebbe così essere destinata dal lato della domanda per velocizzare la realizzazione dei verticali nei condomini anche, e perché no, nelle aree nere, come ha suggerito tempo fa Antonio Nicita. Del resto, i verticali sono opere che consentono di attivare più rapidamente e con bassa spesa quelle unità immobiliari dove è probabile che la domanda crescerà nei prossimi anni, ma che avrebbero bisogno in alcuni casi di un intervento spesso troppo oneroso per una singola famiglia.

da Il Foglio, 10 dicembre 2021

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