La deriva del Sud

Dove si vive otto anni in meno

22 Gennaio 2018

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Le dichiarazioni di Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, alla trasmissione Presa Diretta in onda stasera non lasciano differenti. Secondo i suoi dati, oggi nascere al Sud significa avere un’aspettativa di vita che è di ben quattro anni inferiore rispetto a quella di chi sta al Nord; e la distanza si fa addirittura di otto anni nell’area di Napoli. Il Mezzogiorno, insomma, è una delle aree più derelitte d’Europa.

Dietro a questi numeri si possono leggere molte cose. In maniera più che legittima, Ricciardi punta il dito contro le amministrazioni regionali e, più in generale, contro quel falso federalismo all’italiana che continua a destinare somme immense al Mezzogiorno senza in alcun modo responsabilizzare il rapporto tra elettori ed eletti. Se in Calabria o in Campania le risorse per la sanità venissero dalle tasche di chi vive lì, difficilmente si potrebbe continuare a pagare l’ormai famigerata siringa molte volte di più di quanto non costi in Lombardia.

I dati sull’aspettativa di vita dipendono da molti elementi: la gestione sanitaria territoriale e gli ospedali, certo, ma anche il più generale funzionamento della comunità. Una società con alti redditi e una buona qualità dell’ambiente offrirà condizioni migliori. C’è allora da chiedersi da dove provenga questo fallimento epocale: se esso sia figlio dell’autogoverno locale oppure se esso non venga dal fatto che poche aree come il nostro Mezzogiorno si trovano in un contesto istituzionale ostile. Basti pensare alla tassazione, pensata per il Centro-Nord, che non incentiva a investire lì e ai contratti nazionali, che tengono sempre molto alta la disoccupazione.
Di fronte a tale disastro, Ricciardi suggerisce una soluzione non convincente. Egli suggerisce che sia lo Stato a gestire direttamente la sanità e sottolinea come oggi, però, questo non sia possibile, dato che questa è una competenza tipicamente regionale. Eppure lui stesso sottolinea che Romania e Bulgaria siano partite da situazioni peggiori, ma poi – nonostante molti problemi – siano riuscite a crescere e migliorare. La ragione è che hanno dovuto farsi carico direttamente dei loro problemi e non sono state gestite (paternalisticamente) da Vienna o Berlino. Sono state obbligate ad affrontare sul serio i loro problemi e hanno cominciato a migliorare.

Si può allora puntare a «commissariare» il Meridione, come suggerisce Ricciardi, oppure si può prendere la strada opposta. Una cosa è chiara: da questo fallimento bisogna uscire al più presto.

Da Il Giornale, 22 gennaio 2018

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