Ieri Jimmy Lai è stato condannato a 20 anni di carcere per violazioni della legge sulla sicurezza nazionale.
Lai è stato un imprenditore di straordinario successo: partito letteralmente dal nulla, aveva fondato la catena di abbigliamento Giordano e poi il quotidiano Apple Daily. Lai e il suo giornale avevano animato le proteste contro la riduzione dei diritti individuali a Hong Kong.
Nei fatti, la condanna equivale a un ergastolo: Lai ha 78 anni e una salute precaria. In realtà, Lai non rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale ma solo al blocco di potere che ha soffocato le aspirazioni di Hong Kong. Per la sua coraggiosa lotta per la libertà, l’Istituto Bruno Leoni gli aveva conferito il Premio Bruno Leoni 2022. Purtroppo non aveva potuto ritirarlo di persona, perché già da due anni si trovava agli arresti. Di seguito ripubblichiamo il testo del breve intervento del figlio, Sebastien, che venne a Milano per rappresentare Jimmy Lai e i suoi ideali. Sebastien Lai all’epoca concesse anche un’intervista al Corriere della sera.
Ecco la traduzione del suo intervento.
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Grazie mille. Sono molto grato ad Alberto Mingardi e all’Istituto Bruno Leoni per averci dato questo premio. Ovviamente, vorrei che fosse mio padre a ritirarlo invece di essere io a farlo per lui.
Dirò solo due parole a riguardo. Tra circa un mese saranno due anni che mio padre è in prigione. Non sono parole che qualcuno si aspetterebbe mai di dire, men che meno io.
Ricordo che da bambino, quando andavo a fare colazione, trovavo mio padre seduto lì con una copia dell’Apple Daily e un paio di jeans Giordano. E questa immagine di un uomo padrone del suo tempo, questa sorta di immagine indipendenza che Hong Kong poteva offrire, è un’immagine che conservo ancora oggi, anche se ora lui si trova in cella. Il fatto è che il sistema di Hong Kong gli ha consentito di realizzarsi.
Ha cominciato svolgendo lavori umili da bambino ed è diventato un tycoon. Ha iniziato con la vendita di abiti di ottima qualità a un prezzo molto basso. Poi ha creato un giornale che dovevi acquistare ogni giorno perché era così divertente e così indipendente che tutti i tuoi amici, tutti quelli che conoscevi, ne parlavano continuamente. Le notizie davano il tono persino ai pettegolezzi quotidiani di Hong Kong.
Tutto sarebbe andato avanti in questo modo, se non avesse sostenuto, se non fosse stato per la sua campagna per la democrazia a Hong Kong. Per quel “crimine”, ora si trova in una piccola cella nel carcere di Stanley.
Ora, potreste chiedervi, perché si batte per la democrazia a Hong Kong? Perché non è scappato quando è entrata in vigore la legge sulla sicurezza nazionale e la sua stessa sicurezza è stata minacciata allorché si è recato nel Regno Unito, pur essendo cittadino britannico? Beh, il motivo è in realtà molto semplice. Vedete, Hong Kong è la patria che gli ha dato tutto ciò che ha oggi. E quindi, quando la libertà di Hong Kong è stata minacciata, ha sentito il dovere di lottare.
Sentiva la responsabilità di impegnarsi per questo e di andare fino in fondo, anche se significava finire in prigione. Questo, a differenza delle sue altre imprese imprenditoriali, non richiedeva un intelletto acuto, una profonda comprensione del mondo degli affari, solo forza di carattere e di cuore, doti che chiunque è in grado di dimostrare. Quindi, in quest’ottica, credo di parlare a suo nome quando dico che siamo onorati di ricevere la Fiamma della Libertà dell’Istituto Bruno Leoni.
Grazie mille.