La concretezza che arricchisce l’economia

Il magistero di Ronald Coase, in un libro di Carlo Stagnaro edito da IBL Libri


17 Aprile 2024

La Ragione

Carlo Marsonet

Argomenti / Economia e Mercato Teoria e scienze sociali

I discorsi che vanno per la maggiore, quando si parla di economia, sono impregnati di luoghi comuni (quasi sempre errati e frutto di pregiudizi e/o ideologia) e astrazioni. Un po’ perché, diciamolo, l’economia “alla lavagna” sembra parlare di entità immaginarie: anziché trattare della realtà, sembra insomma fare discorsi sulle nuvole. Vi è chi però si è speso tutta la vita per cercare di capirne il funzionamento. Insomma, studiare l’economia non può prescindere dallo studio delle sue componenti chiave, come l’impresa: perché essa esiste? Perché si comporta in un determinato modo?

Ronald Coase (1910-2013) è stato un importante economista inglese, premio Nobel nel 1991, al cui pensiero Carlo Stagnaro ha dedicato una recente monografia (IBL Libri). È noto soprattutto per due lavori, “La natura dell’impresa” (1937) e “Il problema del costo sociale” (1960). Per Coase l’economia non si occupa di astrazioni, bensì di cose dannatamente reali. È per questo motivo che egli condannava risolutamente l’economia “alla lavagna”, ovvero quel modo di procedere degli economisti basato su assunzioni irrealistiche e trattazioni matematiche. Così facendo, scrisse, l’economia si occupa di «consumatori senza umanità, imprese senza organizzazione e persino scambi senza mercati».

Per lui, nell’ambito degli studi economici, è cruciale non solo una meticolosa ricostruzione storica ma anche lo studio del diritto. Senza la prima non si ha la necessaria profondità d’analisi per comprendere il motivo per cui certe istituzioni sono nate (e continuano a esistere); senza il secondo non sarebbe nemmeno immaginabile l’economia. Non a caso un giurista studioso di economia come Bruno Leoni sosteneva che «la libertà non è solo un concetto economico o politico, ma anche, e forse soprattutto, un concetto giuridico».

Coase si forma e lavora in Inghilterra, soprattutto alla London School of Economics, un luogo che al tempo era costituito da studiosi di vaglia e di orientamenti molto diversi (Hayek e Lerner, per esempio): un pluralismo che, come ha scritto magistralmente qualche giorno fa Giovanni Orsina, ormai ci sogniamo. Poi si trasferì negli Stati Uniti, dove a partire dagli anni Cinquanta lavorò alle Università di Buffalo, della Virginia e di Chicago.

Stagnaro ricorda che Coase ha impresso una svolta fondamentale allo studio dell’economia: più che del loro funzionamento, egli si occupò del perché esistono le istituzioni che fanno l’economia e cioè l’impresa, il mercato, il diritto. La prima esiste poiché esistono dei costi di transazione: il sistema dei prezzi non è gratuito e quindi servono dei centralizzatori di operazioni e pianificazione, le imprese appunto. Il mercato viene creato – non esiste in natura – per lo stesso motivo. Al suo interno si scambiano diritti di proprietà, ovvero «l’aspettativa che ciò che uno decide di fare con certe risorse potrà effettivamente essere svolto, o realizzarsi». E il diritto è l’istituzione che rende possibile l’intero processo.

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