La concorrenza fiscale premia i consumatori

Scegliere il sistema fiscale più conveniente non è un'operazione fraudolenta, al contrario legittima e salvifica

29 Gennaio 2015

Il Giornale

Serena Sileoni

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Gli accordi fiscali tra Amazon e il Lussemburgo si confermano sotto indagine dell’Unione europea per aiuti di Stato. Non è ancora certo, nemmeno per la Commissione, se le agevolazioni concesse dallo Stato violino le regole europee sulla concorrenza. Il documento con cui la Commissione europea ha da poco inoltrato richieste di ulteriore chiarimento allo Stato, richiedendo maggiori informazioni alle autorità nazionali, si limita a confermare, per così dire, un sospetto. L’opinione pubblica, però, è già arrivata alle sue conclusioni, e non da ora: la dimensione di un’impresa e la sua capacità di decidere liberamente dove stare sono direttamente proporzionali alla scorrettezza con cui eleggono il sistema tributario più conveniente. Venga dunque, e pure presto, un’unione fiscale che, livellando la pressione e la tipologia di tasse in tutta Europa, metta all’angolo la concorrenza fiscale. In realtà, scegliere il sistema fiscale più conveniente non è un’operazione fraudolenta, ma al contrario legittima e, con sempre maggior frequenza, salvifica.

In un’ economia in cui la produzione è sempre più de-materializzata e le distanze minime, dove fissare la propria stabile organizzazione è una decisione che inevitabilmente dipende, più che dalle necessità produttive, dalla affidabilità e dalla non-ostilità dei sistemi economici e fiscali.

Il comportamento degli attori economici è il frutto di un ragionamento lecito di chi, avendo una gamma di possibilità, sceglie quella di maggior risparmio. E non sarà solo il suo, di risparmio, ma anche, in un’economia libera, quello dei consumatori, che non si vedranno caricare il costo dell’alta fiscalità. Il caso dell’IVA sugli ebook venduti da Amazon è emblematico: è stato meglio per i lettori magari un prezzo di copertina maggiorato del 4% (regime IVA per ebooks nel Lussemburgo) o del 22% (regime IVA per ebooks in Italia, fino a pochi giorni fa)?

Proprio la legittima libertà degli investitori e degli imprenditori di investire laddove le regole appaiono più convenienti per la ricerca del profitto dovrebbe suggerire ai governi di scegliere con attenzione la distribuzione e il livello di tassazione, per evitare una “fuga” all’estero e perdere terreno nella competizione fiscale con i “concorrenti” governi stranieri. Il tutto, a beneficio dei contribuenti, che avrebbero così un baluardo a difesa di un uso arbitrario della leva fiscale.

La concorrenza fiscale è, in fondo, una delle facce del mercato unico europeo, stabilito, è il caso di ricordarlo, sulla libertà non solo delle persone ma anche delle imprese e dei capitali di spostarsi e stabilirsi dove trovano condizioni migliori, nel presupposto che le singole e capillari scelte da loro effettuate fossero di qualche maggiore garanzia mai scontata ovviamente di un funzionamento razionale del sistema economico.

Tuttavia, se l’opinione pubblica non comprende ciò e addita accordi fiscali come quelli lussemburghesi a pratica elusiva a danno di una sorta di equità fiscale internazionale, se ne ricaverà unicamente il placet per un governo mondiale della tassazione che si rivelerà il cavallo di Troia dei contribuenti europei.

Da Il Giornale, 29 gennaio 2015
Twitter: @seresileoni

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