L'Italia rischia i gilets jaunes

L' irrealizzabilità delle promesse elettorali rischia di minare nel tempo la popolarità dell'esecutivo

28 Novembre 2018

La Provincia

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Dopo essere stato protagonista di un’ascesa politica tanto rapida quanto sorprendente, oggi il premier francese Emmanuel Macron è sommerso da contestazioni di ogni tipo. La sua popolarità è a livelli bassissimi ed egli deve pure fare i conti con un movimento (quello dei “gilets jaunes”, i “gilet gialli”) formatosi a seguito dell’aumento di alcune imposte: a partire da quella sui carburanti. Apparentemente, in Italia la situazione è diversa. La coalizione giallo-verde regge e il “contratto” siglato tra Lega e Cinque Stelle continua a riscuotere un sostegno maggioritario. È vero che uno dei due contraenti (la Lega) per ora è riuscita a scaricare sull’alleato la causa delle difficoltà attuali, ma i sondaggi continuano a parlare di un’Italia disposta a sostenere l’esecutivo.

Eppure è ragionevole prevedere che tra non molti mesi ci potremmo trovare in una situazione simile a quella francese. L’elezione di Macron risale al maggio 2017: è stato quindi necessario attendere un anno e mezzo perché l’apertura di credito verso il nuovo presidente venisse meno. Tra un anno anche da noi lo scenario potrebbe essere diverso. Allora Matteo Salvini potrebbe essere alla testa di una nuova maggioranza di centrodestra, che lo vedrebbe egemone (data la debolezza di Forza Italia e di Fratelli d’Italia), ma questo potrebbe solo servire a ritardare il disincanto degli elettori.

Macron è fallito a causa dei suoi molti errori, ma anche dell’oggettiva difficoltà a rimettere in piedi una società sfiancata da troppe tasse, da un settore pubblico abnorme e costosissimo, da un’economia sempre più dipendente dallo Stato. Da questo punto di vista, Francia e Italia sono simili e vale per entrambe quello che fu detto quando i Cinque Stelle stavano per vincere le elezioni comunali a Roma. In quel momento un esponente dei grillini parlò, senza alcuna ironia, di un “complotto” volto a farli vincere: intendeva dire che vincere a Roma significa essere destinati a pessime figure, dato che la Capitale non è amministrabile.

Da questo punto di vista, anche Italia e Francia sono realtà sempre meno governabili, dato che le soluzioni possibili – che pure esistono – non sono politicamente gradite da larga parte degli elettori, mentre le idee vincenti nel dibattito pubblico (basti pensare al reddito di cittadinanza) sono fallimentari sul piano dei fatti.

Il risultato è che si ottiene il potere promettendo cose folli, ma anche il semplice tentativo di realizzarle produce danni. Di conseguenza, il successo si converte subito in fallimento, come ha dimostrato l’esperienza di Matteo Renzi, che provò a comprare consenso con i suoi 80 euro e alla fine fu messo da parte.

Quanti ottengono posizioni di potere reggono soltanto grazie a un abile uso dei media, che possono costruire immagini vincenti, ma questa manipolazione non può durare a lungo. Alla fine il conto arriva e di solito è molto salato.

L’attuale governo italiano non è capace di ridurre spesa pubblica ed imposte, né sta muovendosi verso una maggiore autonomia delle regioni. Le sue scelte non possono giovare al Paese, che presto se ne accorgerà.
Aspettiamoci “gilet gialli” anche nelle nostre strade.

Da La Provincia, 28 novembre 2018

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