L'irragionevole differenza fiscale tra ebook e libri di carta

Il ministro della Cultura Franceschini ripete che l'armonizzazione dell'IVA sui libri vada risolta in sede europea

15 Settembre 2014

Il Giornale

Serena Sileoni

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Sull’acquisto di un libro di carta, paghiamo un’IVA al 4%. Per lo stesso libro in formato elettronico, l’IVA sale al 22%. La differenza di imposta, se giustificabile agli esordi dei dispositivi elettronici, è talmente anacronistica da essere irragionevole. Il ministro della Cultura Franceschini ripete che l’armonizzazione dell’IVA sui libri vada risolta in sede europea. Un abbassamento con decisione nazionale rischierebbe infatti di essere ostacolato dalla Commissione, che ha già portato davanti alla Corte di giustizia Francia e Lussemburgo, accusandoli di dumping fiscale: attirerebbero in maniera illegittima gli acquirenti di ebook degli altri Paesi.

Una vicenda che ripropone l’antico paradosso del diritto: buon senso porterebbe a ritenere che Francia e Lussemburgo abbiano applicato un principio di giustizia (tributaria) anticipando peraltro un’armonizzazione che la stessa Commissione ha richiesto. Un principio che però si è scontrato con una regola che è legge, la quale, appunto per stessa ammissione della Commissione, dovrebbe essere rivista ma è ancora vigente. In quella che può sembrare una miope deferenza al diritto positivo ma che in realtà dimostra più la distanza tra i tempi della realtà e quelli del legislatore, la vicenda rivela un lato irrisolto della regolazione dei mercati.

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Twitter: @seresileoni

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