L'intransigenza necessaria

Recensione del libro di Claudio Cerasa

4 Giugno 2018

Domenica-Il Sole 24 Ore

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Perché le cattive notizie vendono più delle buone? Perché sono perfette per un «ecosistema comunicativo» che «tende a considerare una notizia solo ciò che funziona male». Per quali ragioni tutto ciò ha conseguenze molto rilevanti, sul piano politico, lo spiega bene Claudio Cerasa nel suo “Abbasso i tolleranti”.
Si è affermata da qualche tempo l’idea che il cleavage più significativo della politica contemporanea sia establishment contro anti-establishment. I partiti che rientrano in quest’ultima categoria sarebbero una specie di fungo apparso dopo la tempesta della crisi finanziaria, una reazione “dal basso” slegata da qualsiasi legame con le famiglie tradizionali del pensiero politico: il mondo di ieri.
Nelle tante note brillanti e solo apparentemente sconnesse che compongono questo massiccio pamphlet, Cerasa riesce a spiegare i meccanismi psicologici che determinano il successo del “populismo” e assieme a situarlo nel percorso nell’onda lunga di più vasti movimenti di pensiero. I partiti “populisti” si affermano in quell’«ecosistema dell’informazione» che premia l’immediata connessione fra un male e un colpevole, che propone soluzioni immediate e infallibili per problemi complessi, perché considera la complessità alla stregua di una congiura dei pochi depositari di competenze “tecniche”.
Il legame diretto fra il leader e i suoi, che vuole saltare ogni intermediazione istituzionale, si stabilisce così. Questo però non è un non-pensiero. Al contrario, «dove i valori della democrazia non vengono difesi con i denti, le teorie della cospirazione proliferano». Questa proliferazione non è un evento recente. Le presunte trame della grande finanza internazionale, gli immancabili retroscena sulle case farmaceutiche che speculano sui malati, l’idea diffusa che il successo imprenditoriale sia impossibile senza il ricorso sistematico alla frode, l’impressione che le diseguaglianze esistano perché qualcuno ha barato sono la pesca a strascico di cinquant’anni di egemonia culturale.
Paradossalmente, allora, il “populismo” (formula imperfetta e odiosa: ma per capirci) oggi imperante non fa che amplificare pregiudizi da lungo tempo maturati nel discorso pubblico, che vengono adattati a una comunicazione più semplice e immediata. Come reagire?
Per Cerasa parla l’opera ventennale del giornale di cui oggi è direttore: un quotidiano di argomenti, fiducioso che ogni tanto le idee giuste possano consentire alle scelte politiche giuste di imporsi.
A ben vedere, tutto ciò ha ben poco a che vedere col titolo, “Abbasso i tolleranti”. Il riferimento è al “paradosso della tolleranza” di Karl Popper, il quale «rivendicava, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti». Bella frase rotonda. Ma tollerare i tolleranti è un esercizio un po’ troppo facile. Se la tolleranza ci mette a dura prova, se è una virtù che richiede pratica e dedizione, è proprio perché, come già notava David Hume, la natura della mente umana è tale che «l’incontro con sentimenti contrari la urta e la disturba; ecco perché molti si accalorano tanto nel corso di una discussione ed ecco perché sono impazienti di contraddire, anche quando si tratta di opinioni le più speculative e le meno importanti».
Questo principio «per quanto frivolo possa sembrare, pare sia stato l’origine di tutte le divisioni e le guerre di religione». E conta, accipicchia se conta, anche nel mondo di informazione e reazione istantanee di cui parla Cerasa. Nel bar sport dei social media, è dura praticare l’arte dell’autocontrollo e del rispetto per chi ci riesce estraneo, diverso e strepitosamente arrogante in questa sua diversità.
La convinzione, ogni tanto: la consapevolezza, di avere a disposizione più informazioni di altri può renderci impazienti e aggressivi. Ma se non è vero che tutte le opinioni sono uguali, tolleranza è imparare a sopportare proprio quelle che ci riescono indigeste. Le parole, per fortuna, non sono pallottole. La libertà di parola deve valere soprattutto per quelli che dicono cose che non ci piacciono. Se così non fosse, questa società libera che difendiamo sarebbe davvero ben poca cosa.

Claudio Cerasa, Abbasso i tolleranti. Manuale di resistenza allo sfascismo, Rizzoli, Milano, pagg. 258, euro 18.

da Domenica – Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2018

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