L'inflazione, tra realtà e apparenza

Siamo ancora lontani dal 2% scolpito nel marmo dello statuto della Banca Centrale Europea. Ma siamo anche piuttosto lontani dal profilo piatto dei prezzi prevalente nel dato ufficiale

4 Febbraio 2016

IBL

Argomenti / Economia e Mercato

Di mese in mese – e da parecchi mesi ormai – aspettiamo prima e commentiamo poi i dati sull’inflazione con ansia crescente. Come un medico, alziamo lo sguardo preoccupati per quel battito sempre così lontano e fievole. Solo lo 0,1% in dicembre (e parliamo di inflazione tendenziale e cioè dicembre 2016 rispetto al dicembre 2015) dopo un altrettanto magro 0,1% in novembre. E dopo un estate ed un autunno che avevano manifestato qualche sintomo di ripresa: 0,2% da giugno a settembre e addirittura 0,3% in ottobre. E lo facciamo a Roma così come nelle altre capitali dell’Eurozona il cui tasso di inflazione ha toccato lo 0,2% (sempre su base annua) nello scorso dicembre, in linea con l’andamento dell’intero 2015. Sgomenti, alziamo allora lo sguardo verso Francoforte, verso la torre della Banca Centrale Europea e chiediamo che si stampi nuova moneta ancor più di quanto non si sia già fatto fino ad ora e che il QE venga prorogato e poi prorogato ancora.

Ma stiamo ascoltando il battito giusto? Se si guarda alla cosiddetta core inflation e cioè all’andamento dell’indice dei prezzi al netto delle sue voci più volatili (il petrolio, per esempio, o gli alimentari) o, per dirla con gli economisti, all’andamento tendenziale del prezzo dell’offerta aggregata, allora la prospettiva cambia in misura piuttosto significativa. In Italia, l’inflazione core si è attestata nell’ultimo trimestre dello scorso anno in media intorno intorno allo 0,8% (su base annua): il doppio rispetto a quanto osservato nell’ultimo trimestre del 2014. Nell’eurozona il dato dell’ultimo scorcio del 2015 è simile se non leggermente superiore a quello italiano e, anche in questo caso, appare in graduale crescita.

Certo, siamo ancora lontani dal 2% scolpito nel marmo dello statuto della Banca Centrale Europea. Ma siamo anche piuttosto lontani dal profilo piatto dei prezzi prevalente nel dato ufficiale. Siamo proprio sicuri che la cosa non meriti una riflessione? In periodo in cui si fanno disavanzi di bilancio nonostante che l’economia mostri segni di ripresa, è lecito pensare che si possa stampare moneta anche in presenza di prezzi in tendenziale crescita. Ma quanto ci costerà questa dolce follia e quando ci verrà presentato il conto?

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