L'Europa di Macron è quella di Ricoeur. E c'è da preoccuparsi

La visione del presidente francese rispetto al continente si ispira a quella di un filosofo protagonista del Novecento: e non è una bella notizia

30 Agosto 2017

La Provincia

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Paul Ricoeur è stato uno dei protagonisti della filosofia del Novecento. Autore prolifico, ha dominato il dibattito francese per decenni, spaziando in varie direzioni.
Di questo filosofo l’editore Morcelliana ha pubblicato “L’Europa e la sua memoria” (a cura di Ilario Bertoletti, in vendita a 7 euro), un breve testo del 1994 dedicato all’Europa, alla maniera in cui essa sa restare in contatto con il passato, alle prospettive che essa intravede per gli anni a venire. Si tratta di uno scritto che oggi si rivela di particolare interesse dato che il nuovo presidente francese, Emmanuel Macron, ha più volte rivendicato di avere studiato con Ricoeur e di collocarsi nella scia della sua riflessione.

Quale nesso?
Che nesso ci può essere tra la speculazione di questo pensatore e il giovane presidente, con un passato alla Rothschild Bank e capace – in pochi mesi di campagna elettorale – di spazzare via un intero sistema politico? Qualche legame esiste, ma non è detto che questa matrice filosofica sia del tutto rassicurante. Soprattutto se si considera il modo in cui Macron sta confrontandosi con la sfida avanzata dall’immigrazione e dalla crisi delle istituzioni comunitarie.
La riflessione di Ricoeur – che evoca alcuni scritti di Reinhardt Koselleck – prende l’avvio dalla contrapposizione tra le memorie del passato (lo spazio d’esperienza) e le prospettive del futuro (l’orizzonte d’attesa). Ogni società vive entro questa dialettica, poiché ogni presente è caratterizzato da un’identità che dura nel tempo e da una volontà di proiettarsi altrove. Questo è vero in generale e nel caso dell’Europa, però, obbliga a constatare la pluralità delle radici: greche, ebraiche, romane, cristiane, ecc.

Ipotesi di redenzione
Cosa vi sarebbe, allora, all’origine del disagio spirituale che domina l’Europa? Ricoeur pensa che l’Europa stia conoscendo una crisi della memoria e della speranza: essa non sa più che cos’è stata e neppure sa cosa vuole essere. A lungo ha creduto in questa o quell’ipotesi di redenzione (l’apocalisse cristiana, il progresso illuminista, la rivoluzione marxista ecc.) e oggi è smarrita. Spesso l’unica via d’uscita sembra rappresentata dall’aggrapparsi all’odio che nutre quella che il filosofo chiama la “memoria-ripetizione”, il nazionalismo, il culto dell’identità.
L’analisi è in larga misura condivisibile. E però Ricoeur fa derivare da tutto ciò indicazioni che, anche seguendo i primi passi di Macron, devono indurci a nutrire qualche apprensione.
Nell’Europa che oggi deve fronteggiare la penetrazione di popolazioni di religione islamica, Ricoeur invita a «migrare nelle memorie altrui»: relativizzando ancor più il nostro modo di guardare alla realtà. Egli sottolinea come l’Europa sia il risultato di un costante rimescolamento di culture (ciò che è vero), ma sembra non avvertire che l’immigrazione islamica presenta connotati particolari: le dimensioni sono inedite e, cosa ancor più grave, non è facile trovare un “modus vivendi” con molti di questi immigrati, animati da un forte risentimento verso tutto quanto è occidentale e spesso indisposti a confrontarsi con chi ha valori differenti.

L’idea di se stessa
Secondo Ricoeur, l’Europa che ha smarrito ogni fiducia nel progresso deve preservare quell’idea di se stessa che la vuole «spazio di integrazione delle migrazioni passate, presenti e future, e dell’idea di pace perpetua di cui parla Kant».
E quello che in Ricoeur è filosofia, nel suo allievo assurto alla guida della Francia è divenuto programma politico. Più volte, d’altra parte, Macron ha difeso il comportamento di Angela Merkel al tempo della crisi dei migranti e ha riaffermato l’idea che l’Europa deve essere una società in cui ogni straniero può trovare accoglienza. Poco importa, poi, se nei fatti la Francia sembra tutt’altro che disposta a dare una mano all’Italia, alle prese con l’esodo proveniente dalle sponde africane. La retorica è quella, anche a dispetto delle concrete scelte politiche.
Mancanza di realismo? Probabilmente sì. Ma questa ingenuità ha radici culturali profonde, se si considera che il testo di Kant sopra citato nutre, da più di due secoli, ogni utopia basata sulla progressiva integrazione politica di tutte le nazioni, storie e comunità. Quando dopo l’elezione ha parlato di un’Europa unita a guida franco-tedesca, Macron è stato esplicito nel sostenere che gli europei sono chiamati a dar vita a un super-Stato con capitale a Bruxelles che si propone di superare il vecchio ordine politico. Leggendo Ricoeur comprendiamo un po’ meglio il senso di quelle sue parole.

da La Provincia, 30 agosto 2017

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