Per l'inflazione un bollino non basta

I prezzi salgono perché per anni si sono fatte politiche monetarie lasche

1 Ottobre 2023

Corriere della Sera

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Politiche pubbliche

Fino a Capodanno, i consumatori troveranno al supermercato prodotti marchiati «trimestre anti inflazione». Il bollino segnala un prezzo concertato con il governo, per contenere il carovita. Le associazioni di categoria che hanno aderito sperano di essersi guadagnate la simpatia dell’esecutivo, che a sua volta confida nella gratitudine di chi fa la spesa. L’iniziativa potrà aiutare alcune famiglie ma è inutile illudersi: non è così che si sconfigge l’inflazione.

La retorica che sta dietro al provvedimento semmai fa perdere di vista quali ne siano le cause. I prezzi non aumentano perché gli «speculatori» vogliono farci pagare di più per un certo bene o servizio. I venditori cercano sempre di spuntare il prezzo più alto possibile, i compratori quello più basso. Sotto questo profilo, nulla è cambiato. I prezzi salgono perché per anni, prima per contenere la crisi del debito europeo e poi a causa della pandemia, si sono fatte politiche monetarie lasche.

Il denaro era abbondante e costava poco prenderlo a prestito. Avevamo messo molta paglia nel fienile. Così, quando dopo il Covid è ripresa l’attività economica, l’aumento della domanda è stato una specie di scintilla, che ha fatto divampare l’incendio dell’inflazione. Per spegnerlo non c’è che un modo ed è rendere il denaro più costoso, perché se ne usi meno. È una strada non priva di tornanti ma è l’unica ed è la direzione che ha preso la Bce, fedele al suo mandato di mantenere l’inflazione al 2%.

Il governo può far poco per aiutare e tanto per rendere il percorso ancora più arduo. Quando si riduce la concorrenza (per esempio con la legge sugli affitti brevi), si spingono i prezzi verso l’alto. È giusto sostenere i consumi delle fasce più deboli, come fa il nuovo bonus energia a loro riservato. Se per farlo si accresce la spesa, indirettamente si contribuisce all’aumento dei prezzi. Servirebbe un equivalente politico del giuramento di Ippocrate. Primum non nocere.

dal Corriere della Sera, 30 settembre 2023

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