IBL
15 novembre 2022
Imballaggi: dietro l’iper-regolamentazione c’è il virus del declino
Uno dei segnali di una politica industriale intrusiva, muscolare, arrogante
La Commissione europea sembra in procinto di approvare una nuova proposta di regolamento sugli imballaggi. L’idea di fondo pare essere – ancora una volta – che il mercato e l’iniziativa imprenditoriale non sono uno strumento per risolvere i problemi ambientali, ma un ostacolo. Di conseguenza, la proposta prevede una serie di obblighi e divieti orientati a ridurre la quantità di imballaggi e a sostituire i materiali oggi impiegati con altri ritenuti “ecosostenibili”.

Sarebbe facile obiettare che questo approccio rischia di penalizzare fortemente quei paesi e quei settori industriali che, rispettando le norme e contribuendo a migliorare le caratteristiche di sicurezza, igieniche e ambientali degli imballaggi, sono diventate eccellenze nel mondo. Ma il problema è molto più ampio. Dietro la proposta di regolamento c’è un atteggiamento ideologico anti-mercato e anti-iniziativa privata che traspare in modo netto da due scelte di fondo.

La prima scelta è quella di penalizzare, attraverso gli imballaggi, i prodotti imballati: cioè di penalizzare l’organizzazione industriale del lavoro e delle catene distributive, a favore di un accorciamento delle filiere e del mitologico km0. Sfortunatamente per la Commissione, non c’è alcuna evidenza che le produzioni a km0 e le filiere corte siano più sostenibili, dal punto di vista ambientale, rispetto a industrie più organizzate e complesse. Spesso è vero il contrario. Di certo l’accorciamento delle filiere e la moltiplicazione dei centri di produzione e distribuzione riduce la capacità di controllo.

La seconda scelta – coerente, per la verità, con altre in settori quali l’energia e l’automotive – è il continuo abbandono del principio della neutralità tecnologica e del “chi inquina paga”, che in teoria si pongono alla base della politica ambientale europea. L’opzione sempre più netta è quella a favore di una politica industriale intrusiva, muscolare, arrogante, la quale dà per scontato di possedere ogni informazione presente, passata e futura e su tali basi obbliga la realtà a conformarsi alla lettera delle norme e ai pregiudizi di politici e burocrati.

Sfortunatamente non è mai stato così e difficilmente lo sarà questa volta. L’Europa sta attraversando da anni una profonda crisi industriale. Sono tante le ragioni dietro questo fenomeno e sarebbe sciocco ricondurlo unicamente a scelte politiche. Sarebbe ancora più sciocco, però, ignorare il contributo che politiche mal congegnate hanno dato, stanno dando e daranno al nostro declino.

15 novembre 2022