Il terzo polo e la concorrenza che aiuta il Pil

Il futuro di Monte Paschi va pensato avendo a cuore gli interessi generali di imprese, famiglie e contribuenti

26 Ottobre 2021

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Economia e Mercato

Se ne parla da più parti: Monte dei Paschi potrebbe essere il punto di partenza per un ipotetico «terzo polo» bancario, che allarghi gli spazi di concorrenza e sia in grado di competere con Intesa Sanpaolo e Unicredit. Questa ipotesi è stata avanzata da molti tra gli altri, da Matteo Salvini e Carlo Bonomi e certo richiama l’attenzione sulla necessità di avere un panorama bancario più plurale e capace di offrire maggiori alternative a imprese e famiglie.

Non diversamente da altri settori, anche questo ha bisogno di concorrenza. La presenza di ulteriori soggetti forti può soltanto giovare, spingendo le imprese oggi egemoni a operare al meglio. Attualmente l’economia italiana è troppo dipendente dai due colossi e, per giunta, esige di rafforzare la propria presenza internazionale, così da affiancare nel migliore dei modi le piccole e medie imprese attive fuori confine, anche grazie a scelte innovatrici. Si sa, comunque, che il grado di apertura di un mercato non dipende tanto e in primo luogo dal numero delle aziende attive. Il problema cruciale sono semmai le regole e le istituzioni, e in questo senso gli sforzi maggiori dovrebbero essere fatti in direzione del superamento di quelle barriere d’ingresso che ostacolano la nascita di nuove imprese e della revisione di quelle stesse norme che consegnano a Banca d’Italia un potere di vigilanza destinato, in più circostanze, a falsare il gioco. Nonostante ciò, tanto più numerose sono le aziende di peso (con un mercato suddiviso tra vari attori), quanto più è facile che s’affermino logiche veramente concorrenziali.

Ovviamente c’è da sperare che la reinvenzione di Mps abbia luogo senza far troppo ricorso alla spesa pubblica e, quindi, alle risorse dei contribuenti. Non diversamente da Alitalia, la banca senese appartiene al museo degli orrori di quell’economia italiana che è stata dominata da un perverso intreccio tra interessi privati e speculazioni politiche. Per invertire la rotta, lo Stato deve farsi da parte e non mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Il futuro di Monte Paschi va pensato avendo a cuore gli interessi generali di imprese, famiglie e contribuenti, che certo hanno bisogno di «più mercato» pure in ambito monetario, ma proprio per questo devono vedere rispettati i loro legittimi interessi.

Il modo in cui verrà rimesso in piedi quello che fu un colosso bancario, oltre che un istituto con profonde radici nel passato, ci dirà molto su quello che sarà nei prossimi anni l’assetto economico in cui ci troveremo a operare. Ed esso sarà tanto più ospitale quanto più sarà plurale, competitivo, indipendente dalla politica, orientato a soddisfare le esigenze del mercato e quindi di tutti noi consumatori.

da Il Giornale, 26 ottobre 2021

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