Il mercato dell'elettricità

I risultati dell'Indice delle liberalizzazioni 2020

1 Giugno 2021

IBL

Argomenti / Teoria e scienze sociali

INTRODUZIONE
La fornitura di elettricità sta diventando sempre più importante nell’Unione europea, sia come un vettore di energia per alimentare una grande varietà di usi finali che come uno strumento per raggiungere la decarbonizzazione.

I consumi di energia elettrica sono aumentati negli ultimi 20 anni, raggiungendo il picco nel 2010 e poi diminuendo durante la crisi economica per poi riprendersi nell’ultimo decennio. All’evoluzione del parco di generazione hanno contribuito sia i cambiamenti nella domanda, sia gli obblighi ambientali, sia i sussidi (monetari e no) di cui hanno goduto le fonti di energia alternative. Nel tempo, tuttavia, il progresso tecnologico ne ha determinato una significativa riduzione di costo.

La catena del valore dell’elettricità può essere schematicamente divisa in: mercato all’ingrosso, che include la generazione di energia e il commercio all’ingrosso, monopolio naturale, che riguarda la trasmissione nazionale e la distribuzione locale dell’energia e le relative infrastrutture, e vendita al dettaglio. Nell’Unione Europea le direttive qualificano come libere le attività di produzione e vendita, mentre impongono una specifica regolamentazione per quanto riguarda il segmento in regime di monopolio naturale. Pertanto, mentre i prezzi di vendita dell’energia sono liberi, le tariffe per l’utilizzo delle reti sono regolate, e gli operatori delle infrastrutture sono soggetti a specifici obblighi di unbundling in modo da consentire l’accesso a terzi a condizioni non discriminatorie. Inoltre, per quanto riguarda il mercato al dettaglio, le direttive dell’Unione Europea richiedono a ogni stato membro di permettere a tutti gli utenti di cambiare fornitore, ma molte giurisdizioni mantengono ancora tariffe regolate spesso legate alla fornitura di servizi energetici da parte degli operatori dominanti (non di rado controllati o partecipati da azionisti pubblici).

Anche lo studio dell’evoluzione della competizione nel mercato dell’energia è importante: dopo una fase di apertura tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, si ha avuto una nuova stretta dovuta in parte alle politiche riguardanti il clima e l’ambiente, che hanno assunto la forma dell’intervento diretto nel mercato, e in parte alla pretesa di mantenere il controllo di dei monopoli.

METODOLOGIA
Date le similitudini sia a livello industriale che di regolamentazione, la metodologia utilizzata per misurare il grado di liberalizzazioni nel settore dell’energia è simile a quello del gas naturale e pertanto diviso nei tre stadi della catena del valore: generazione, rete e vendita al dettaglio, con un peso di rispettivamente 40%, 20% e 40%.
Il primo stadio riguarda quindi la generazione dell’energia e considera il grado di competitività nell’industria a monte, vale a dire nella generazione o nell’importazione. Gli indicatori considerati sono cinque:

  • Percentuale delle azioni degli operatori principali detenuta dallo stato;
  • Il numero di imprese principali, cioè quelle che forniscono una percentuale di mercato superiore al 5%;
  • La quota di mercato congiunta degli operatori principali;
  • La percentuale di energia sussidiata;
  • L’esistenza e la tipologia di schemi per la remunerazione della capacità;

Il secondo stadio riguarda la rete e valuta il grado di separazione tra gli operatori della rete e quelli integrati verticalmente, sia per quanto riguarda il trasporto nazionale sia per la distribuzione locale.
Il terzo e ultimo stadio riguarda la vendita al dettaglio e considera quattro indicatori:

  • La percentuale di mercato dell’operatore principale;
  • Il numero di operatori principali;
  • La percentuale di switching, cioè la porzione di clienti domestici che hanno cambiato operatore nell’anno precedente;
  • La percentuale di clienti residenziali che sono forniti con una tariffa regolata.

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