Il generoso alfiere dell'indipendentismo scozzese

Sean Connery diceva: "La cultura definisce un Paese". Ma non ha mai voluto essere un politico

1 Novembre 2020

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Con la scomparsa di Sean Connery se ne va l’interprete più universalmente noto di quel variegato mondo indipendentista che attraversa l’Occidente e collega il Québec alle Fiandre, la Catalogna al Veneto, la Corsica alla Scozia.

Perché Connery volle sempre esprimere con chiarezza la sua identità scozzese e, oltre a ciò, la speranza di vedere la propria terra riacquistare il diritto ad autogovernarsi.

Ora Connery se n’è andato e la Scozia continua a far parte del Regno Unito. Eppure mai come adesso è vicino il momento della disunione, dato che la Brexit ha creato una situazione inedita che sta aprendo la porta, per varie ragioni, proprio alla compiuta indipendenza di Edimburgo.

Perché Connery sperava di vedere il disfarsi del regno dei Windsor? Le ragioni erano molteplici, ma forse più di ogni altro motivo c’era il fatto che egli non amava alcun tipo di omogeneizzazione. Non a caso un giorno disse: «non sono un inglese, non sono mai stato un inglese, e non voglio esserlo. Sono uno scozzese. Ero uno scozzese e lo sarò sempre».

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