Olbia

Jean-Baptiste Say

Olbia traduce la grande tradizione utopica – dalla Repubblica classica all’Utopia rinascimentale fino alle teorie sociali ottocentesche – in un progetto concreto di civilizzazione borghese, fondato sull’educazione, sull’equilibrio economico e sulla felicità pubblica.

ISBN / 978-88-6440-600-8
pagine / 110
anno / 2026
16 euro

Olbia, pubblicato nel 1800, è uno dei testi più originali e meno conosciuti di Jean-Baptiste Say: un’utopia morale ed economica scritta nell’età post-rivoluzionaria, quando tutto era ancora da ricostruire – compreso il senso stesso della convivenza civile.

Collocandosi nel lungo filone che va da Platone a Fourier, Olbia traduce la grande tradizione utopica – dalla Repubblica classica all’Utopia rinascimentale fino alle teorie sociali ottocentesche – in un progetto concreto di civilizzazione borghese, fondato sull’educazione, sull’equilibrio economico e sulla felicità pubblica. La morale è concepita come scienza dei costumi, l’economia politica come sua applicazione pratica: l’istruzione, la giusta distribuzione delle ricchezze e la virtù diventano strumenti di riforma sociale. L’immaginario popolo della città di Olbia è il laboratorio in cui gli ideali classici si combinano con i principi moderni di produttività e benessere diffuso. In questo mondo, la felicità non è il premio della virtù: ne è la condizione. La virtù è resa piacevole, il vizio svantaggioso.

Snodo tra umanesimo classico, repubblicanesimo illuminista e utopismo economico, Olbia è una delle prime sintesi moderne dell’idea che istituzioni ed economia possano farsi strumenti di progresso morale.

Jean-Baptiste Say

Jean-Baptiste Say (1767-1832) è stato uno ­degli economisti più influenti della sua epoca e uno dei principali interpreti e divulgatori del pensiero di Adam ­Smith in Francia. Formatosi in un ambiente protestante e mercantile, visse in prima persona le turbolenze della Rivoluzione e dell’età napoleonica, che ne segnarono profondamente il pensiero. È celebre soprattutto per il Traité d’économie politique (1803) e per la cosiddetta “legge di Say”, secondo cui l’offerta crea la propria domanda. Meno noto, ma non meno significativo, è il suo interesse per la dimensione morale ed etica dell’economia, di cui Olbia è la testimonianza più compiuta e visio­naria. Professore al Conservatoire des arts et métiers e poi al Collège de France, Say fu figura di raccordo tra Illuminismo e liberalismo ottocentesco.

Estratto/indice

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