I modelli stranieri

Per la prima volta nel nostro paese avviata l'«esternalizzazione» del coro e dell'orchestra

6 Ottobre 2014

Il Giornale

Filippo Cavazzoni

Direttore editoriale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Annunciata la rivoluzione, ieri è stata avviata la procedura di licenziamento dei 182 dipendenti (orchestra e coro) del Teatro dell’Opera di Roma. È facile immaginare che i prossimi 75 giorni (tanto durerà tale procedura) saranno turbolenti, per tutto il settore. Non sono poi da escludersi eventuali retromarce o cambiamenti di scenario. Nel frattempo, già è cominciata l’attribuzione di colpe tra i sindacati: con la Cisl che accusa la Cgil di aver prodotto tale situazione.

Si affaccia infatti per la prima volta nel nostro paese un modello nuovo: l’«esternalizzazione» del coro e dell’orchestra. Se la presenza in Italia di orchestre «autonome» non è una novità, diverso è il discorso per un ente lirico senza la sua orchestra stabile. Il teatro valuterà con quale orchestra o quali orchestre stringere un rapporto di collaborazione per allestire la propria stagione. Potranno anche essere gli ex dipendenti della fondazione romana, costituitisi autonomamente, a fornire «servizi orchestrali» (se ritenuti meritevoli).

Qualche esperienza di questo tipo in Europa già esiste. La Dutch National Opera di Amsterdam non ha una propria orchestra stabile, ma si affida a una pluralità di soggetti (le principali orchestre olandesi) per realizzare i propri spettacoli. La Orquesta Sinfónica di Madrid, costituitasi nel 1903 come associazione culturale, è dal 1997 l’orchestra «titolare» del Teatro Real. Come soggetto autonomo ha proprie norme di funzionamento e si autogoverna. Non avendo il Teatro Real una sua stagione sinfonica, l’orchestra svolge una parte delle sua attività fuori dal teatro stesso.

La realtà dei teatri d’opera europei è alquanto eterogenea: non solo per il modo con cui si avvalgono dei servizi di coro e orchestra, ma anche a proposito della titolarità dei teatri, delle forme di gestione e del finanziamento. In Italia, una normativa uniforme ha imbrigliato per anni il settore, mentre un elevato costo del lavoro e una bassa produttività hanno contribuito a rendere instabili i conti delle fondazioni liriche. Coro e orchestra costa(va)no al Teatro dell’Opera di Roma più di 12 milioni.

Leggi il resto su Il Giornale, 4 ottobre 2014

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