Guerre in Medio Oriente: l’Italia potrebbe pagare caro l’aumento dei prezzi del gas da cui dipende fortemente

L'Italia è il paese europeo più esposto all’aumento dei prezzi dell'energia a causa delle scelte compiute dal governo dal 2022

11 Marzo 2026

Le Monde

Carlo Stagnaro

Direttore Ricerche e Studi IBL

Argomenti / Ambiente e Energia

L’Italia della presidente del Consiglio della destra radicale, Giorgia Meloni, ha puntato sul gas e ha assecondato, con le sue scelte diplomatiche, le aspirazioni dominatrici globali dell’amministrazione americana. Mentre la guerra voluta da Washington e Israele in Medio Oriente si impantana, Roma potrebbe pagarne duramente gli effetti con l’aumento dei prezzi di una risorsa da cui l’Italia dipende pesantemente: il gas. Il paese, che già paga per questa ragione la bolletta elettrica più alta d’Europa, è il più esposto del Vecchio Continente all’aumento globale del suo costo.

La storica preferenza italiana per il gas è conforme agli interessi del gruppo nazionale degli idrocarburi a partecipazione pubblica, ENI, la cui storia è inseparabile da quella dello sviluppo economico italiano del secondo dopoguerra. Inoltre, dal suo arrivo al potere nel 2022, il governo Meloni mostra un’ostilità sistematica verso le regolazioni ambientali. Ha trascurato l’elettrificazione dei veicoli e la transizione energetica in nome della competitività delle imprese, alla quale questi cantieri sarebbero, secondo il racconto sviluppato dal potere, dannosi.

«La destra e la destra radicale hanno fatto della difesa delle fonti fossili una battaglia politica, traendo vantaggio dal fatto che le misure decise a livello dell’Unione europea hanno avuto un costo sociale reale che non è stato sufficientemente preso in considerazione», analizza Gianluca Ruggieri, docente di fisica tecnica ambientale all’Università dell’Insubria. «Il risultato: un ritardo nella transizione e una perdita di sovranità.»

Una strategia d’influenza

In effetti, lunedì 9 marzo, un’analisi del cabinet Oxford Economics citata dal Financial Times ha stabilito che, tra le 15 economie studiate nell’ambito del rapporto, l’Italia sarebbe quella che soffrirebbe di più di un aumento dei costi dell’energia, con un’inflazione nel primo trimestre superiore di un punto rispetto alle previsioni precedenti. Nel 2011, Roma ha confermato con referendum il suo rifiuto del nucleare. Oggi, la quota del gas nel suo mix energetico (38% nel 2025, secondo i dati raccolti dalla piattaforma Low-Carbon Power) ha un impatto considerevole, poiché i prezzi dell’energia sono spesso determinati da quello del metano.

Inoltre, dopo aver sostituito con successo i suoi approvvigionamenti di gas russo, l’Italia è diventata dipendente per quasi un terzo dal GNL del Qatar, oggi bloccato. «Se la guerra si prolunga per mesi, la situazione diventerà molto difficile, tanto più che Roma non può permettersi i meccanismi di sostegno ambiziosi che avevano limitato i danni durante la crisi del 2022. L’equilibrio di bilancio è un obiettivo politico troppo importante», analizza Carlo Stagnaro, direttore della ricerca del think tank liberale Bruno Leoni e specialista dei mercati energetici.

«Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’Italia ha diversificato i suoi fornitori di gas ma non le sue fonti di energia, ignorando le variabili geopolitiche», constata, nonostante una progressione del solare, Simone Tagliapietra, esperto senior specializzato in questioni energetiche presso il centro di ricerca economica europeo Bruegel. «Il governo avrebbe potuto fare il massimo sostenendo le rinnovabili. Ha scelto di non farlo.»

Al contrario, la Penisola si è appoggiata al gas per condurre una strategia d’influenza, tentando di consolidare le sue relazioni con paesi esportatori come l’Algeria, di cui è diventata il primo partner commerciale, e al tempo stesso si è attribuita la vocazione di diventare un hub del gas tra l’Europa e l’Africa, suscitando uno scetticismo generalizzato tra gli esperti indipendenti, dato il calo del consumo di metano nel continente.

«Il governo ha messo in atto una narrazione volta a proteggere il settore delle risorse fossili al di fuori di ogni considerazione di buon senso e per ragioni politiche, puntando in particolare sulla nostalgia della vecchia ENI, fiore all’occhiello nazionale», ritiene Matteo Leonardi, direttore del centro di ricerca sul clima ECCO. «L’Italia, grazie al suo irraggiamento solare nel Sud, dispone di un fortissimo potenziale in materia di rinnovabili che non è stato sfruttato abbastanza», aggiunge Simone Tagliapietra, deplorando una postura ideologica da parte del governo, il cui scarso entusiasmo nei confronti della transizione energetica integra una guerra culturale contro ogni forma di progressismo che tenga conto del lungo periodo.

Una base per l’alleanza dell’estrema destra

«La destra e la destra radicale hanno scelto di presentare la transizione come un vincolo in materia di competitività e dovrebbero cambiare narrazione per presentarla come una soluzione, nel momento in cui si vede che la dipendenza dal gas minaccia la sovranità energetica del paese. La riduzione della quota delle fonti fossili è l’unica strada che garantisca un’autonomia strategica», indica. Per il ricercatore, i progetti a lunghissimo termine riguardanti la fusione nucleare o i piccoli reattori nucleari rientrano nelle distrazioni che ritardano l’azione sulle rinnovabili.

In Europa, la posizione anti-rinnovabili e anti-regolazione ambientale di Roma è ampiamente condivisa dagli alleati politici di Giorgia Meloni. Essa serve addirittura da base all’alleanza dell’estrema destra, delle destre radicali e delle destre classiche al Parlamento europeo, impegnate nello smantellamento del Green Deal. Per il campo della presidente del Consiglio proveniente dal neofascismo, le regolazioni imposte da Bruxelles costituiscono un ostacolo alla prosperità delle imprese italiane e devono essere eliminate.

Questo discorso, che converge in particolare con gli interessi delle grandi potenze dell’estrazione fossile, si è radicato mentre le prime misure adottate con decreto il 18 febbraio per ridurre la bolletta degli italiani rimettono in discussione il funzionamento del mercato europeo delle quote di carbonio, pensato per limitare l’utilizzo delle energie fossili, e preparano già uno scontro con la Commissione europea. Quanto basta per spostare il dibattito dalle scelte politiche operate dal suo governo verso l’Europa e allontanare la questione del necessario sviluppo delle energie rinnovabili.

Se vuoi, posso anche fare una seconda versione ancora più “giornalistica italiana”, cioè fedele ma con una resa meno calco dal francese.

oggi, 11 Marzo 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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