Uno dei grandi testi del liberalismo italiano contemporaneo

Si tratta del libro "Le delusioni della libertà" di Paolo Vita-Finzi, edito da IBL Libri

25 Luglio 2023

Nuova Antologia

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Chi era Paolo Vita-Finzi, un nome che ai giovani d’oggi probabilmente dice poco o nulla? «Era, sia per tradizione familiare sia per formazione intellettuale, un liberale puro cresciuto nel culto del Risorgimento proprio dell’Italia, in particolare del Piemonte, giolittiana o tardo-giolittiana». Così risponde Francesco Perfetti, autore del saggio introduttivo a questo volume ora riproposto dall’Istituto Bruno Leoni.

In origine Le delusioni della libertà (splendido titolo) era una raccolta di articoli o brevi saggi che Víta-Finzi, diplomatico e raffinato uomo di cultura, aveva riunito in numero di diciotto e pubblicato nel 1961 grazie all’appoggio di Giuseppe Prezzolini presso l’editore Vallecchi. 

Una storia che è anche lo spaccato di un certo mondo. Il liberalismo come scelta di vita, il dubbio come bussola di riferimento anche rispetto alle figure più positive che hanno attraversato la storia europea tra Ottocento e Novecento, a cominciare da Benedetto Croce. Il rifiuto dei partiti-chiesa, delle ideologie totalizzanti, dei populismi aggressivi, la ricerca degli spazi di libertà nei quali custodire la memoria storica e coltivare il senso delle istituzioni. Vita-Finzi fu tutto questo e molto altro ancora. 

Scrive in modo opportuno il curatore Claudio Giunta nella prefazione: «Nella generale sfortuna delle idee liberali nell’Italia del Novecento, è degno di nota il fatto che a difendere e diffondere queste idee siano state soprattutto figure d’intellettuali appartate, estranee alle consorterie accademiche ed editoriali, propense più al dibattito estemporaneo sui quotidiani e sui periodici che alla lenta meditazione dei trattati. Di qui, da questo parziale isolamento, il timbro fioco della voce di molti di questi liberali». 

Analisi corretta, eppure forse contraddetta dal fatto che a distanza di tanti anni le pagine di Vita-Finzi conservano una particolare e persino sorprendente attualità. Si dirà che la circolazione è comunque ristretta ai circoli degli esperti. Ma si può replicare che le grandi ideologie sono state tutte travolte e sconfitte, mentre la sobria visione liberale dei pochi tenaci, degli “apoti” che non la bevono, ha vinto la sua sfida storica.
 
Vita-Finzi vide in anticipo, prima che Renzo De Felice cominciasse o completasse la ricostruzione del fascismo e la biografia del suo fondatore, il senso della dittatura, le sue origini e il suo svolgimento nell’Italia del tempo. Così come vide le incertezze iniziali di Croce nell’interpretare lo sviluppo storico come “progresso della libertà”. La penna di Vita-Finzi è sempre ironica, mai sarcastica; i suoi giudizi sanno essere taglienti, ma in definitiva sono indulgenti, come è proprio di uno spirito tollerante. 

Anche verso Prezzolini c’è un esercizio di rigore intellettuale, dal momento che senza giri di parole vengono messe in luce le contraddizioni: ad esempio il fatto che il fondatore de «La Voce» «difende la libertà sul terreno pratico», ma al tempo stesso non nasconde «le sue simpatie per gli scrittori violenti e reazionari», avversi alla democrazia rappresentativa. E va ad onore di Prezzolini aver comunque apprezzato la qualità di questi scritti al punto di favorirne la pubblicazione. 

Ha ragione Perfetti: Vita-Finzi rimane un raro esempio di scrittore il cui registro è lo scetticismo figlio del realismo. Per cui «Le delusioni della libertà resta uno dei grandi testi del liberalismo italiano contemporaneo». E non a caso la collana dell’Istituto Bruno Leoni è intitolata ai liberalismi eccentrici.

PAOLO VITA-FINZI, Le delusioni della libertà, Torino, IBL Libri, 2023, pp. 222.

da Nuova Antologia, giugno 2023

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