Come giudichereste uno Stato che interviene nella gestione delle imprese scegliendone il modello organizzativo più adeguato a minimizzare i rischi di compimento di reati o anche solo di adozione di comportamenti non moralmente accettati? Se è vero che il diritto alla proprietà e la libertà di impresa sono il corredo naturale della libertà individuale, la completano e ne rendono possibile uno svolgimento compiuto, qualunque attività dello Stato che metta in pericolo o riduca tali libertà è inaccettabile.
Il recente provvedimento della Procura di Milano con il quale è stato applicato il controllo giudiziario della società che gestisce il servizio di food delivery Glovo, per presunti comportamenti di sfruttamento dei lavoratori, consente al soggetto incaricato dai magistrati di regolarizzare i lavoratori e di adottare adeguate misure e idonei assetti organizzativi, anche in difformità con quelle proposte dall’imprenditore. Si tratta di un provvedimento che si inserisce nell’insieme delle cosiddette “misure di prevenzione” per le quali non è necessario che si accerti il compimento di un reato alla fine di un processo in cui la parte accusata può mostrare la correttezza del proprio comportamento. All’emergere di elementi che la Procura ritiene sufficienti a provare il compimento di atti illeciti in alcuni specifici ambiti, il provvedimento è immediatamente esecutivo e viene posto al vaglio di un giudice solo successivamente.
Le misure di prevenzione patrimoniale nascono come risposta al fenomeno mafioso e, in questo ambito, hanno dimostrato certamente la loro efficacia piegando le organizzazioni criminali e privandole delle risorse che alimentano il malaffare. L’eccezionalità di tali misure e il loro carattere illiberale possono quindi essere giustificate solo di fronte a fenomeni criminali di enorme portata, talmente pericolosi da costituire una sfida allo Stato stesso e all’ordine costituito e, per questa ragione, da combattere con norme eccezionali che sfidano la tenuta dei principi di uno stato liberale.
Purtroppo, nel corso degli anni, la sete giustizialista che ha attraversato il nostro paese ha consentito l’approvazione di norme che hanno esteso l’applicazione di queste norme liberticide a diversi reati che, per quanto odiosi, di certo non raggiungono i livelli di pericolosità per la vita sociale dei fenomeni mafiosi. Intendiamoci: il lavoro nero e lo sfruttamento sono reati odiosi che distruggono il sistema economico oltre che violare gravemente i diritti dell’individuo. Ma questi reati vanno perseguiti con i mezzi ordinari che consentono alle Procure di indagare, accusare e proporre la propria tesi che dovrà essere provata in un’aula di tribunale nell’ambito di un processo in cui l’accusato possa dimostrare la correttezza del suo operato. Queste scorciatoie giudiziarie liberticide da applicare a ogni reato che la pubblica opinione consideri particolarmente grave sono pericolose per il sistema economico e riducono gli spazi di crescita economica. La libertà di impresa è fondamentale per consentire a un paese di crescere e scegliere i modelli organizzativi più adeguati, nel rispetto delle norme legali e sociali, è il compito di imprenditori e manager. Se a decidere cosa sia meglio per l’impresa diventa un giudice avremo un paese meno libero che avrà soltanto trovato una via giudiziaria al socialismo.