Gli svedesi "maledetti" perché sconfiggono il virus senza uccidere l'economia

Le altre strategie

4 Giugno 2020

Libero

Giancarlo Pagliarini

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Il 28 aprile il New York Times ha pubblicato un articolo sul Covid19 con questo splendido titolo: «Life has to go on». Si riferivano alla Svezia, dove non c’è stato nessun lockdown! Non sono state chiuse fabbriche, ristoranti, parrucchieri e scuole. A Stoccolma sono rimasti aperti anche i cinema e i trasporti pubblici hanno continuato a funzionare. La vita è andata avanti normalmente «without an economically devastating lockdown».

Quelli che camminavano per strada con le maschere, diceva il Nyt, erano guardati con curiosità come se fossero dei marziani. Il governo ha semplicemente raccomandato ai cittadini di fare attenzione , e sono state dettate regole per il distanziamento sociale. Certo, qualcosa è stato fatto: sono stati vietati i grandi assembramenti oltre le 50 persone, sono stati chiusi i musei e cancellati gli eventi sportivi. Non vi voglio annoiare con altri dettagli: il mio punto è che di questo articolo non ne ho sentito discutere molto. Eppure la notizia mi era sembrata piuttosto interessante! Avevo pensato che forse dava fastidio a qualcuno.

Pochi giorni dopo, il 20 maggio, il TGcom 24 lanciava questa informazione: «La Svezia ha superato la Gran Bretagna, l’Italia e il Belgio per ciò che riguarda il più alto tasso di mortalità procapite per coronavirus nel mondo. Lo riferisce il Daily Telegraph online citando il sito Our World in Data, secondo cui la Svezia ha avuto 6,08 decessi per milione di abitanti al giorno su una media mobile di sette giorni tra il 13 maggio e il 20 maggio . Nel Regno Unito il dato è stato di 5,57, nel Belgio di 4, 28 e negli Stati Uniti 4,11». Con mia meraviglia, in quei giorni la Svezia diventava quasi il centro del mondo. Alè, tutti a parlare di quanta gente muore in Svezia. Se ricordo bene ne ha parlato anche il TG 1 della Rai.

Domenica 31 maggio il Corriere della Sera ha dedicato una pagina intera alla Svezia. Ecco il titolo dell’articolo di Luigi Offeddu: «Troppi contagi. E i Paesi scandinavi isolano la Svezia». Nel testo vengono citate delle critiche alla Svezia anche da parte di Danimarca e Norvegia. La Svezia viene criticata per il rifiuto del lockdown e «l’opposizione conservatrice e populista reclama una commissione di inchiesta per chiarire come abbia potuto trasformarsi in un lazzaretto internazionale». Lazzaretto internazionale mi sembra una espressione molto forte.

Eppure, mettendo uguale a 100 il tasso di mortalità svedese, noi in Italia siamo a 127: se loro sono un lazzaretto, noi cosa siamo? E cosa è la Spagna, con il suo tasso di 146? Impareremo molto dal Webinar che l’Istituto Bruno Leoni ha organizzato per oggi, alle ore 17: «The Swedish response to the coronavirus crisis». Di mio aggiungo solo, confrontando i dati, che Spagna, Regno Unito e Italia sono tre grandi paesi con una organizzazione molto “centralizzata” , a mio giudizio ormai “contro natura”, ed essi, oltre all’economia devastata, hanno anche tassi di mortalità più alti della Svezia.

Da Libero, 4 giugno 2020

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