Euro, seconda moneta mondiale

Debito comune europeo e rafforzamento dell’euro come riserva globale: l’analisi su Bce e governance fiscale

27 Febbraio 2026

ItaliaOggi

Nicola Rossi

Argomenti / Politiche pubbliche

Oggi l’euro è la seconda valuta di riserva al mondo dopo il dollaro, ma la Bce, mediante il potenziamento dell’Eurep, tramite singole linee di credito riservate alle altre Banche centrali che potranno arrivare fino a 50 miliardi di euro in cambio di garanzie in bond dell’Eurozona a elevato rating, mira a rafforzare l’uso della nostra moneta sui mercati globali. Funzionerà questa strategia? «Quanto possa funzionare non so dirlo, ma mi sembra un’iniziativa che andava comunque messa in campo. Ho l’impressione che se lo si è fatto è perché si ritiene che una risposta positiva possa arrivare. Con ogni probabilità la Bce ha precedentemente preso contatti con le altre principali Banche centrali mondiali arrivando alla conclusione che esiste una base per un’operazione di questo genere», ci spiega Nicola Rossi, professore di Economia all’Università di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto Bruno Leoni.

Domanda. C’è chi ritiene che la Bce si sia mossa in questo modo per evitare che le Banche centrali vendano titoli di stato europei, com’è accaduto negli ultimi mesi a quelli americani.

Risposta. A mio avviso dietro al caso della vendita di titoli di stato americani da parte di alcune Banche centrali c’era più di una ragione e non vedo rischi analoghi per quanto riguarda i titoli denominati in euro. C’è sicuramente preoccupazione per i livelli di debito pubblico raggiunti in molte aree del mondo, che causano incertezza e anche inquietudine in alcuni operatori, ma non penso proprio che nel caso europeo sussistano i problemi che oggi si possono porre riguardo gli asset denominati in dollari.

D. La Commissione europea ha proposto l’emissione di nuovo debito comune con l’obiettivo di aumentare l’utilizzo dell’euro come «riserva di valore» a livello internazionale. È una strategia sensata?

R. In generale lo è. La motivazione fondamentale per cui ci sarebbe bisogno di emettere debito comune è il completamento del mercato unico dei capitali e la creazione di un safe asset europeo. Dopodiché c’è chi ritiene che possa servire anche a finanziare le attività dell’Ue, ma questo non fa altro che alimentare l’opposizione all’emissione di debito comune.

D. C’è modo di superare questa opposizione?

R. A mio avviso, sì. La nuova governance fiscale europea, infatti, prevede una riduzione significativa nel medio periodo del debito pubblico di molti Paesi membri. Si può quindi immaginare di sostituire gradualmente debito comune al debito pubblico dei Paesi europei che riducono il loro debito/Pil. In questo modo si manterrebbe inalterato il livello di indebitamento dell’intera Ue e dove c’era debito nazionale se ne creerebbe uno comune. Forse così si potrebbe superare l’opposizione di quei Paesi che sono giustamente preoccupati che non vi sia uno sfondamento dei livelli ragionevoli di indebitamento dell’Unione.

D. Ci vorrà, quindi, del tempo per arrivare all’emissione di debito comune…

R. Sì, ma francamente credo che si illuda chi pensa di poter avere il debito comune europeo nell’arco di poco tempo.

D. Nel frattempo sarà possibile finanziare gli investimenti di cui ha bisogno l’Ue per aumentare la propria competitività?

R. Sono convinto si possa farlo utilizzando il bilancio europeo. Detto con franchezza, non vedo perché l’Ue debba continuare a finanziare l’agricoltura come 70 anni fa o a non cambiare le politiche di coesione limitandole ai Paesi di prossima adesione. A mio avviso ci sono spazi significativi per spostare alcune competenze a livello nazionale e poter far fronte con il bilancio europeo a quelle che sono le nuove priorità dell’Ue, dalla difesa all’innovazione tecnologica. Del resto la politica serve a questo.

D. Cosa intende dire?

R. Che la politica è la modalità che ci siamo dati per decidere pacificamente quali debbano essere le priorità di una comunità. Priorità che cambiano nel tempo: tenerle inalterate non è un’attitudine molto sana.

D. Oggi si parla di rafforzare l’euro perché si sta svalutando il dollaro?

R. L’andamento dei tassi di cambio è un segnale di quello che sta accadendo: giorno dopo giorno si sentono venir meno le condizioni che hanno fatto del dollaro la valuta centrale del sistema monetario internazionale. Credo sia quindi ragionevole domandarsi se sia possibile affiancare al dollaro altre valute. Oggi l’euro ha una presenza internazionale significativa, ma ciò che accade negli Stati Uniti negli ultimi tempi lascia supporre che tale presenza possa essere rafforzata, non certo con l’obiettivo di sostituire la valuta americana.

D. Forse quello è più un obiettivo della Cina…

R. La mia sensazione è che l’euro abbia molti motivi per farsi preferire ad altre valute di realtà economiche significative, tra cui la Cina, che non offrono le stesse garanzie. Per fare un esempio, dubito che il concetto di indipendenza della Banca centrale si applichi molto al caso cinese.

oggi, 27 Febbraio 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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