9 Ottobre 2026
MF-Milano Finanza
Carlo Stagnaro
Direttore Ricerche e Studi, Istituto Bruno Leoni
Argomenti / Ambiente e Energia
Parlando di fronte al Parlamento europeo, Ursula von der Leyen ha annunciato «una nuova task force per aggregare la domanda energetica». «Lo abbiamo già fatto in passato», ha aggiunto. «È un modello che funziona». Peccato che i documenti della stessa Commissione dicano il contrario.
Critiche pesantissime
Nel 2022, Bruxelles varò un programma di acquisto congiunto del gas chiamato AggregateEU. Due anni dopo, diede mandato a due società di consulenza, Frontier Economics e Freshfields Bruckhaus Deringer, di effettuarne una valutazione: «Il nostro principale risultato è che AggregateEU può aver contribuito a stabilire nuove relazioni commerciali, sebbene non sia chiaro in quale misura».
«Occasionalmente», si legge ancora, «AggregateEU può aver favorito l’incontro con nuove controparti» ma «tranne in rari casi non ha prodotto conseguenze» e «nei round successivi tipicamente non si sono generati nuovi match», sicché «è probabile che anche in uno scenario controfattuale i clienti avrebbero comunque diversificato» le loro fonti di approvvigionamento.
Stesso risultato raggiunto dalla Corte dei conti europei che, valutando l’operazione, ha concluso che «non vi sono sufficienti dati per confermarne i benefici». Nel paludato linguaggio della burocrazia brusselese, sono parole pesantissime.
Le due ipotesi
Perché, allora, insistere e anzi rilanciare? Si possono azzardare due spiegazioni, non mutuamente esclusive. La prima è che, una volta creato uno strumento, la burocrazia che lo ha concepito ha incentivi a riesumarlo continuamente. Come anche in altri casi, quali la revisione delle norme sulle emissioni dei veicoli leggeri o quella del regolamento sulle emissioni di metano, la Commissione sembra fare una fatica enorme ad ammettere (e quindi correggere) gli errori. Pertanto, cerca sempre vie laterali che non la riportino sui propri passi e, dove possibile, rilancia: parafrasando Giorgio Gaber, oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
La seconda ipotesi è che il precedente dell’acquisto congiunto dei vaccini per il Covid, che fu un successo, ha lasciato un segno talmente profondo da venire continuamente riproposto: è a quella vicenda che von der Leyen si richiama, così come Mario Draghi, tra i primi e più convinti assertori del meccanismo già nel 2022.
Il precedente del Covid
Ma si tratta di un mercato diverso: la domanda di vaccini era interamente governata dagli Stati, attraverso i sistemi sanitari nazionali che decidevano a chi e a quale ritmo somministrarli. La richiesta di prodotti energetici, al contrario, dipende dalle scelte di centinaia di milioni di individui e imprese ed è influenzata da moltissimi fattori, tra cui l’andamento dell’economia e il meteo.
Non solo: i produttori di vaccini si contavano sulle dita di una mano, i fornitori di commodity energetiche sono moltissimi. Coi vaccini, i compratori erano gli Stati, rispetto ai quali l’Unione esercitò un ruolo di coordinamento; con l’energia sono soggetti privati, che svolgono egregiamente il proprio lavoro. Si tratta quindi di situazioni diversissime se non addirittura opposte.
La vaghezza di Ursula
La presidente della Commissione, peraltro, ha fornito dettagli vaghi e difficilmente comprensibili: «Vogliamo passare dal semplice abbinamento tra domanda e offerta all’aggregazione della domanda e incaricare un operatore di mercato di effettuare gli acquisti congiunti».
Non ha spiegato quali prodotti dovrebbero essere oggetto di acquisti comuni: solo il gas, come nel 2022? Oppure anche il petrolio e i suoi derivati? Non ha detto se la partecipazione sarà volontaria, come nel caso di AggregateEU, o obbligatoria e, in questo caso, in che modo si potranno obbligare compratori e venditori a passare attraverso questa strettoia anziché seguire le prassi consuete.
Ma soprattutto non ha spiegato quale vantaggio potrebbe derivare dall’introduzione di un soggetto che compra a nome degli altri: gli attuali operatori del mercato dispongono delle professionalità necessarie, oltre che delle relazioni e dei contratti. Cosa potrebbe aggiungere la selezione di uno di loro e la sua interposizione nel mercato, tra l’altro col rischio di spiazzare i concorrenti?
Nel caso dei vaccini, aggregare la domanda modificava effettivamente il potere contrattuale dell’acquirente; nel caso del gas o del petrolio, aggregare ex ante domande che sono già servite da mercati liquidi non genera potere contrattuale aggiuntivo: e, soprattutto, l’aggregazione amministrativa della domanda o la centralizzazione degli acquisti non possono creare un’offerta che non c’è.