Diritto penale, tra cronaca e consenso

L'attivismo giudiziario e l'apparente sfiducia nella magistratura sono due facce dello stesso problema

16 Maggio 2017

IBL

Argomenti / Politiche pubbliche Teoria e scienze sociali

Screditato e disconosciuto fin da subito persino da Matteo Renzi, segretario del partito che lo ha votato, il progetto di legge sulla legittima difesa probabilmente non passerà al Senato, non almeno senza modifica.

Peraltro, anche laddove fosse definitivamente approvato, esso sarebbe alternativamente incostituzionale o privo di qualsiasi effetto nuovo.
Se una persona si sente aggredita nella propria incolumità fisica e, trovandosi senza altro rimedio reagisce in maniera proporzionale al pericolo, non importa e non deve importare che lo faccia nell’oscurità della notte o colta d’improvviso di giorno. Spetta al giudice, in quella che è l’attività interpretativa che è sua prerogativa e suo dovere, capire se la notte abbia contribuito a generare un pericolo tale da escludere la punibilità.

La modifica delle condizioni scriminanti rivela la sfiducia nei giudici, come ha dichiarato il presidente dell’ANM Albamonte, e in particolare nella loro capacità di far corrispondere al caso astratto il caso concreto, e quindi la volontà di iper-legiferare, a costo di duplicare i reati, le condizioni, le fattispecie.

Tuttavia, più che un atteggiamento critico verso i giudici questa legge tradisce un atteggiamento prono verso quella che si ritiene essere l’opinione comune.

Alle prime avvisaglie di paura sociale, ai primi fremiti per la nostra sicurezza, scatenati in genere da fatti di cronaca che occupano i giornali per qualche giorno, i legislatori si danno da fare per far credere che, con una legge nuova, non necessariamente diversa da quelle esistenti, si è risolto il problema per il futuro. Così è stato per l’omicidio stradale, così per il caporalato, così per il femminicidio. Tutte ipotesi già, volendo, ben punibili.

L’attivismo giudiziario e l’apparente sfiducia nella magistratura sono due facce dello stesso problema: l’incompetenza di un legislatore che è forte davanti alle questioni comunque risolvibili e debole davanti a quelle più serie, che vengono lasciate ai giudici, spesso loro malgrado.

Un’incompetenza dolosa, per restare nel linguaggio penale, che segue l’eco dei fatti di cronaca per inseguire il consenso, al prezzo di non fare ciò che deve e, soprattutto, di attentare alla certezza e alla stabilità del diritto. Requisiti essenziali per una giustizia che funzioni.

16 maggio 2017

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