Dinosauri della carta

La PA è irriformabile: questa l'impressione di Corrado Giustiniani in «Dinosauri»

9 Marzo 2015

Il Sole 24 Ore

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

La riforma della pubblica amministrazione in Italia è una sorta di tela di Penelope. Giunti al punto in cui siamo, verrebbe voglia di arrendersi all’evidenza: la PA è evidentemente irriformabile, e forse gli stessi che tramano cambiamenti rivoluzionari alla luce del giorno sfilano il panno nottetempo. È questa, grossomodo, l’impressione che ci restituisce Dinosauri, l’ultimo, ricchissimo libro di Corrado Giustiniani, a lungo inviato speciale del «Messaggero» e oggi collaboratore dell’«Espresso» e del «Fatto».

I nostri «Dinosauri», peraltro ben lungi dall’estinzione, sono gli alti funzionari pubblici, mandarini di una casta periodicamente presa di mira (pensate solo all’apparente determinazione di Matteo Renzi, nelle sue manovre d’avvicinamento a Palazzo Chigi) e tuttavia strepitosamente resiliente. Sono gattopardi 2.0: tagliano le più luccicanti riforme addosso al più pervicace conservatorismo. Pensate all’invasione degli anglicismi, che ormai abitano comunicati e slides del governo e non solo, con alti funzionari e solerti uffici stampa tutti presi in un’opera di più o meno consapevole scimmiottatura del “metodo McKinsey”.

La nostra burocrazia ha “lavato improvvisamente i panni nel Tamigi” ma «l’anglo-impalcatura copre le miserie di sempre. I piani della performance, sempre tardivi, paiono costruiti in modo che tutti i dirigenti, alla fine, ottengano l’incentivazione massima prevista. Un “premio di risultato”, così si chiama, che andrebbe ribattezzato “indennità todos caballeros”». I bonus tendono «ad appiattirsi sul livello massimo». Oppure pensate alla trasparenza. Lo Stato, e in particolare le amministrazioni fiscali, la pretendono totale, da parte di noi poveri sudditi. Non si ode più nemmeno un sibilo a difesa del segreto bancario, il nuovo consenso è che la privacy, tanto importante che abbiamo persino un’Authority che ne garantisce la tutela, è semplicemente illegale, quando si parla dei nostri quattrini.

Eppure, nota Giustiniani, «l’Agenzia delle Entrate non pubblica lo stipendio della sua direttrice Rossella Orlandi (presumibilmente attestato sul tetto dei 240.000 euro) e per tutti gli altri mette la solita tabella sintetica non nominativa, oltretutto ben nascosta. C’è una tastiera alfabetica che racchiude i curriculum dei dirigenti, e sotto, dopo molto spazio bianco, una scritta che, cliccata, porta ai dati di sintesi. Che le agenzie fiscali siano tenute a pubblicare nomi e compensi, lo ribadisce la delibera del 7 ottobre 2014 firmata da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione» ma «a essere rigorosa è soltanto l’Agenzia delle Dogane e Monopoli».

Il genere di trasparenza che il cittadino si aspetta dallo Stato avrebbe a che fare con questioni assai più significative che gli emolumenti di Rossella Orlandi. Trasparenza, suggerisce Giustiniani, «significa scrivere norme cristalline usando il linguaggio della divulgazione». Lo Stato esige che le norme da esso prodotte vengano obbedite. Ma per essere obbedite, dovrebbero essere obbedibili, e per essere obbedibili dovrebbero essere anzitutto comprensibili. Con tutte le norme che ci avvolgono, è facile poter essere colti in fallo per aver trasgredito disposizioni che non conosciamo, e che se conoscessimo non saremmo in grado di capire se non con consulenza adeguata. «Come non chiamare in causale responsabilità della burocrazia, se le leggi appaiono imbalsamate nel loro linguaggio aulico, con periodi lunghissimi e fumosi giri di parole, in modo tale che l’obiettivo vero sembra l’opacità al servizio del contenzioso futuro, invece che la chiarezza al servizio della democrazia?» L’oscurità dei tecnici del diritto, nota Giustiniani, è sopravvissuta ai «Codici» e ai «Manuali» di stile per le amministrazioni pubbliche. Ciò è avvenuto perché fa parte della tecnica del potere, non è solo sciatteria, è un modo per scolpire nella pietra la propria indispensabilità, per scansare l’asteroide che dei dinosauri provocherebbe l’estinzione.

La proposta seriamente giocosa di Giustiniani è di mettere al lavoro dei “mediatori linguistici”, del genere di quelli che assistono gli stranieri negli ospedali o all’anagrafe, perché entrino in azione subito dopo gli uffici legislativi, apportando variazioni ai testi, nel senso della chiarezza e della comprensibilità. In attesa di un giudice a Berlino, almeno un correttore di bozze al ministero.
Su stipendi e bonus che tanto irritano gli elettori, non è il caso di dire di più. Giustiniani riporta casi, cifre, cognomi. Del resto, lo sapeva già Adam Smith: «le persone che hanno l’amministrazione del governo sono generalmente inclini sia a remunerare se stessi che i loro immediati dipendenti più di quanto basterebbe».

Da Il Sole 24 ore, 9 marzo 2015
Twitter: @amingardi

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