Assosoftware chiede all'esecutivo una serie di misure per facilitare la transizione e il ricambio dei sistemi.
In Spagna c’è il kit digitale, un contributo fino a 30 mila euro dedicato alle piccole e medie aziende che vogliono acquistare software. Lo hanno richiesto 750mila imprese, 3 miliardi di risorse totali – finanziate con i fondi Pnrr – che hanno aiutato il corpaccione più arretrato dell’economia a innovare strumenti e processi, contribuendo al “miracolo” iberico degli ultimi anni. La Germania ha adottato un modello diverso, un misto di prestiti agevolati e finanziamenti a fondo perduto, valore 3,5 miliardi. Prestiti anche in Francia, ma con l’aggiunta di 3.500 esperti digitali che sul territorio accompagnano le aziende ad individuare le soluzioni più adatte.
Morale, che emerge da uno studio di Assosoftware e Deloitte: quasi tutti i Paesi europei, in particolare quelli a più alta incidenza di micro e piccole imprese, hanno messo in campo strumenti e fondi per aiutarle a digitalizzarsi. Con la notevole eccezione dell’Italia, dove l’ultimo intervento di questo tipo si è esaurito nel 2018, un’era geologica fa. Pensare che nel nostro Paese il 95% delle imprese ha meno di dieci addetti. E che perfino tra quelle un po’ più grandicelle, tra dieci e 50, solo il 78% raggiunge un livello “base” di digitalizzazione, lontano dall’obiettivo del 90 fissato dalla Commissione per il 2030, e pochissime arrivano a livelli medi o alti.
A fronte di questo ritardo, come rileva un’analisi dell’Istituto Bruno Leoni, il nostro Pnrr non ha inquadrato il tema e anche i nuovi incentivi di Transizione 5.0 continuano ad essere centrati sui macchinari connessi della manifattura, lasciando al software «una portata residuale o ancillare». La pancia dell’economia italiana rischia quindi di restare fuori dalla transizione, a maggior ragione dalle frontiere più avanzate come cloud e Intelligenza artificiale, e di veder allargarsi ancora il gap di produttività con le medie e le grandi aziende.
L’Istituto Bruno Leoni sottolinea quindi l’opportunità di introdurre una misura mirata sulle Pmi, stabile nel tempo e “calata” nei territori da esperti dedicati. «Il Buono Digitale è uno strumento necessario per portare software, competenze e processi digitali nelle micro e piccole imprese, dove il ritardo è evidente», dice Pierfrancesco Angeleri, presidente di Assosoftware, l’associazione italiana del settore che oggi insieme a Aiip (internet provider) e alle sigle di artigiani, commercianti e professionisti presenterà la proposta di un voucher a fondo perduto sul modello spagnolo, da introdurre con la prossima manovra per tre anni.
Per arrivare a 578mila beneficiari, calcolano le associazioni, servirebbero circa 4 miliardi. L’Istituto Bruno Leoni, più selettivo e prudente negli importi, si ferma a 2,5 miliardi per cinque anni, cioè 500 milioni l’anno. Basterebbero per raggiungere un terzo delle micro imprese italiane e metà delle piccole.