La motosega nel decreto deregulation Milei

Che piani ha "El Loco"? Più mercato, meno vincoli senza dare ascolto a gruppi di pressione


15 Gennaio 2024

L'Economia – Corriere della Sera

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Diritto e Regolamentazione

Javier Milei è diventato Presidente dell’Argentina in un’elezione storica, che l’ha visto imporsi su Sergio Massa e sul tentacolare apparato peronista. Ma alla Camera il suo movimento, La Libertad Avanza, ha appena una quarantina di deputati (su 257), che diventano 115 con gli alleati di Juntos por el Cambio. Ha sette senatori su 72, 26 considerando anche gli alleati. Governare in queste condizioni non è facile, soprattutto se si vuole mettere in atto un programma che equivale, nelle intenzioni di Milei, a squadernare quell’interventismo economico ubiquo e pervasivo che ha consentito alla politica, cioè ai peronisti, una presa fenomenale sul Paese. 

La storia però ha le sue ironie. L’ex presidente Cristina Kirchner, nel 2006, da senatrice aveva promosso una legge a favore del marito, l’allora presidente Nestor Kirchner, che allargava le maglie della decretazione d’urgenza. Di fatto, i Kirchner volevano attribuire alla presidenza poteri legislativi. Oggi a beneficiarne sono i loro avversari: un Dnu (decreto di necessità e d’urgenza) entra in vigore dal momento in cui viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, non ha un termine entro il quale le Camere debbono convertirlo in legge, rimane valido se viene approvato soltanto da uno dei due rami del Parlamento. 

È per questo che il Dnu firmato da Milei prima delle feste non è soltanto un bengala sparato a beneficio degli osservatori, per preparare i prossimi negoziati con il Fondo monetario. Ha attirato molta attenzione, a livello internazionale, la parte di liberalizzazione del mercato del lavoro, che è stata sospesa dalla Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo dopo un ricorso dei sindacati. Fra le misure, c’era la definizione di soglie di minimi garantiti, per l’erogazione di tutta una serie di settori «essenziali» (trasporti, sanità, ecc.), in caso di sciopero. 

Non è solo una questione formale (la foglia di fico per coprire una maggioranza parlamentare ballerina), se il governo richiama, nel decreto, la possibilità dell’accelerazione dell’inflazione del 52% al mese. «L’amministrazione precedente emise moneta per un equivalente di 20 punti di PIL», per finanziare l’esondazione della spesa clientelare finanziata a suon di deficit. Non accade spesso che i nodi vengano davvero al pettine, ma questo sta avvenendo oggi in Argentina. 

Forse per questo avevano bisogno di un presidente noto come «El Loco», il matto. L’opportunità politica di mettere ordine in un Paese a pezzi c’è, ma per farlo serve un outsider che non abbia vincoli di riconoscenza da onorare. Per gli altri è persino impossibile pensare di provarci. Il senso del provvedimento è stato spiegato bene, in un articolo per «Perfil», da Federico Sturzenegger, ex banchiere centrale che lavora come consulente per il governo, in quota ai moderati di Macri. Gli obiettivi sono «ampliare le libertà individuali, eliminare i privilegi di casta e deregolamentare l’economia». 

Dell’armamentario retorico di Milei la polemica contro la casta è parte integrante ma, a differenza di quanto è avvenuto nel nostro Paese, implica un progetto di maggiore libertà individuale. L’alternativa a una élite corrotta non è il governo dei puri, ma un po’ più di autogoverno. La sfida ai privilegi implica per esempio una politica di «cieli aperti», che consenta alle aviolinee straniere di offrire non solo voli internazionali ma anche interni, smantellando il monopolio di Aerolineas Argentina, e significa la modernizzazione della distribuzione del farmaco (possibilità di vendere i medicinali che non hanno bisogno di ricetta fuori dalla farmacie). 

Le linee aeree low cost e le parafarmacie hanno ridotto o aumentato la libertà di scelta dei consumatori? Le une e le altre si sono portate appresso quegli scenari da incubo regolarmente evocati dai commentatori (come oggi, di nuovo, con la riforma del mercato elettrico)? Ogni liberalizzazione dovrebbe causare la fine del mondo, poi il mondo non finisce e col tempo ci si accorge che ha comportato dei vantaggi, ma in un dibattito politico che è passato ad occuparsi di altro nessuno ha l’onestà intellettuale di riconoscerli. 

Maggiore libertà individuale, nel decreto di Milei, significa riforma dell’articolo 958 del Codice civile, che governa i rapporti fra i privati. I fitti vengono liberalizzati e così la possibilità di essere pagati nella valuta su cui le parti si accordano. Ma vengono anche meno i controlli sui prezzi e il trattamento preferenziale sui prodotti locali, oltre che il controllo e la regolamentazione delle esportazioni. Se ci vorrà tempo per i necessari aggiustamenti sul versante della produzione, l’effetto più immediato sarà sul tasso d’inflazione, ampliando il paniere dei beni disponibili. 

Il decreto è solo il primo passo. A esso si è accompagnata una «legge omnibus», che si occupa di temi quali la politica fiscale e che dunque non può essere oggetto di decretazione d’urgenza. Sturzenegger ne ha descritto così lo spirito: «consentire alle autorità di verificare che non sia lo Stato, a nessun livello, a mettere a rischio la concorrenza». La strada è tutta in salita. L’Argentina è, per libertà economica, il 27esimo Paese su 32 della regione e, come sanno bene Milei e i suoi, a ogni restrizione della libertà economica corrisponde un gruppo, piccolo o grande, di beneficiari che la difenderà. Ma, parafrasando il cavaliere della Mancia, in un Paese dove tutto sembra folle, chi può dire la pazzia dov’è? Chi è il vero matto? Forse essere troppo pratici, troppo timidi, troppo ossequiosi, è la vera pazzia.

da L’Economia del Corriere della Sera, 15 gennaio 2024  

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