La crisi e i rischi per il ceto medio

Un ordine liberale deve poggiare su una vasta area di persone autosufficienti in grado di difendere i propri diritti

16 Agosto 2022

Corriere del Ticino

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

La crisi economica attuale, che in varie parti del mondo è caratterizzata da una crescente inflazione e da un rallentamento della produzione, sta indebolendo il ceto medio e una simile trasformazione sociale può avere conseguenze significative anche sul piano civile, nei più diversi contesti geopolitici. Non soltanto stiamo pagando l’alto prezzo delle politiche adottate contro COVID19, ma è sempre più chiaro che la ricostruzione di alte barriere doganali (a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e pure in ragione del trionfo di logiche avverse alla globalizzazione) sta ostacolando le attività economiche in molte realtà nazionali. Se le cose stanno così e se questo impoverimento di ampie fette della popolazione non verrà frenato, è difficile pensare che la vita politica non ne risentirà.

Nelle società moderne che nei secoli scorsi hanno visto emergere regimi rappresentativi, in seguito trasformatisi in autentiche democrazie (grazie all’estensione del voto a tutti), il ceto medio ha sempre giocato un ruolo rilevante. È infatti dalla piccola e media borghesia che sono usciti molti dei protagonisti dell’imprenditoria, della scienza e della cultura, oltre che della politica. È quindi ragionevole attendersi che se proseguirà l’attuale processo d’impoverimento della middle class, anche ogni rinnovamento della classe dirigente si farà difficile: con danni per l’intera società.

I gruppi sociali e professionali ricondotti alla borghesia hanno avuto un peso cruciale nella vita politica, dato che la democrazia esige soggetti dotati di una qualche autonomia personale: sia sul piano intellettuale, sia su quello economico. L’idea stessa del suffragio ristretto, che a lungo escluse dal voto chi era analfabeta e nullatenente, poggiava sulla consapevolezza che è necessario disporre di una qualche indipendenza materiale e di una visione personale per poter esprimersi autonomamente e dare un voto libero e consapevole.

Quando nella Napoli degli anni Cinquanta Achille Lauro distribuiva le scarpe destre prima delle elezioni (e quelle sinistre solo in caso di vittoria), quella bizzarra strategia di acquisto del voto poteva funzionare perché in vari quartieri il numero delle famiglie poverissime era alto. Oggi sorridiamo di fronte al quanto fece Lauro più di mezzo secolo fa, ma dobbiamo essere consapevoli che la vita democratica tende sempre a includere questi «scambi», dal momento che ad esempio molti partiti prima delle votazioni individuano un loro bacino elettorale, a cui promettono aiuti e benefici in caso di successo: il tutto per avere più voti.

Proprio per questo motivo ed evitare simili derive un ordine liberale deve poggiare su una vasta area di persone autosufficienti, che siano in grado di difendere i propri diritti e siano disposte a resistere dinanzi al potere. In tal senso, è opportuno chiedersi quanto la crisi economica in atto possa danneggiare la qualità degli stessi ordinamenti politici, favorendo il trionfo di relazioni malate tra elettori ed eletti. In fondo, un po’ ovunque sta emergendo il rischio di una sorta di «argentinizzazione», poiché quanto è successo nella seconda metà del secolo scorso nella nazione sudamericana rischia di ripetersi in altri teatri.

Non bisogna mai scordare, infatti, che a inizio Novecento il reddito pro capite di quel Paese era superiore a quello della Francia. E tutto questo spiega perché molti europei decisero di trasferirsi là a cercare fortuna. In seguito, però, furono adottate politiche variamente demagogiche (si pensi, in particolare, al peronismo), che hanno finito per moltiplicare le difficoltà economiche e sociali, aprendo la strada a crescenti interventi pubblici e, di conseguenza, a nuovi problemi. Da lì in poi l’Argentina è sempre stata una democrazia piuttosto fragile, che nel 1976 ha dovuto pure fare i conti con un colpo di Stato militare. Privata del suo ceto medio, l’Argentina è finita alla deriva. Il timore è che un destino simile possano ora conoscerlo molte altre realtà.

dal Corriere del Ticino, 16 agosto 2022

oggi, 28 Maggio 2024, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
0
    0
    Il tuo carrello
    Il tuo carrello è vuotoTorna al negozio
    Istituto Bruno Leoni