Se si parla dell’intelligenza artificiale si corre subito a estremizzarne le conseguenze: o una visione paradisiaca, per cui gli umani saranno presto affrancati da tutte le incombenze ripetitive e materiali; oppure una infernale, per cui le macchine prenderanno il sopravvento e ci ridurranno ad amebe sul divano. Naturalmente non succederà né l’una né l’altra cosa, come già in passato non è capitato quello che la fantasia andava prevedendo circa la tecnologia. Eppure delle conseguenze ci saranno, nel mondo del lavoro.
Il primo autore di Creatività o Sottomissione? Nuove officine d’intelligenza e libertà nel lavoro è presidente della Fondazione Ezio Tarantelli, il secondo si occupa di Reinventing Work per conto dell’Istituto Bruno Leoni, presiede l’Associazione amici di Marco Biagi ed è stato politico e ministro che ha dedicato molta attenzione ai temi del lavoro. La loro riflessione parte dalle condizioni oggettive del mercato produttivo (quindi del mercato del lavoro) in Italia e punta alla conclusione che risulta piuttosto evidente: i lavoratori del presente vanno attrezzati e quelli del futuro preparati a una più alta qualità della prestazione, hanno bisogno di formazione e non di compatimento.
Quella dell’intelligenza artificiale sarà la prossima e già presente rivoluzione industriale e noi dovremmo fare molta attenzione alla diffusione della povertà digitale. Come tale devono intendersi sia l’inadeguatezza delle reti di telecomunicazione, che rischia di isolare e deprimere intere aree del Paese, sia la scarsa capacità scolastica di adeguare le conoscenze fornite alle caratteristiche richieste dal mercato.
I problemi interni vengono da lontano e li si guarda con condiscendenza anziché con allarme. Le ancora vaste aree di evasione fiscale e contributiva parlano di attività produttive a scarsa formazione e scarso valore aggiunto, che rischiano d’essere spazzate via non dalle indagini fiscali, ma dall’evoluzione del mercato. Lasciare intatte aree di protezione delle rendite può servire ad accudire il consenso odierno, ma prepara il regresso imminente. Accettare risultati scolastici ogni anno in fondo alla graduatoria europea non è solo riprodurre il diplomificio di cui parliamo da decenni, ma accettare che quelle persone siano svantaggiate in un mercato che è, al tempo stesso, globale e specialistico.
Saperlo dovrebbe aiutare a non perdere occasioni.