Cosa c’è nella manovra

Che cosa c'è di buono nella legge finanziaria che comincia ora il suo percorso parlamentare?

6 Novembre 2026

L'Unione Sarda

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Politiche pubbliche

La legge di bilancio riflette e le priorità del governo, ma queste non corrispondono necessariamente a obiettivi economici chiari. Spesso coincidono conia necessità di mantenere buone relazioni con questo o quel settore della società. Il risultato è che la finanziaria, come si chiamava una volta, è quasi sempre un minestrone in cui galleggiano le verdure più diverse. Che cosa c’è di buono in quella che comincia ora il suo percorso parlamentare? Il governo Meloni ha ricevuto in eredità, dalla pandemia e da Mario Draghi, mi deficit pari all’8,1% del Pil.

Nel 2025 lo ha portato al 3,1% e per quest’anno prevede il 2,9%. Meloni e Giorgetti hanno poi resistito alle pressioni, che pure non mancano anche in casa loro. La manovra vale circa 23,5 miliardi, l’1% del Pil, ed è una delle più contenute dell’ultimo decennio. Il deficit risalirà al 3,4% nel 2027, ma l’aumento riflette in gran parte le spese per difesa ed energia che il governo chiede di finanziare con la clausola di flessibilità prevista dalle regole europee. Questo esecutivo si avvia a essere il primo della storia repubblicana a durare un’intera legislatura, e ci riesce senza una sostanziale espansione della spesa. La sua iniziativa più rilevante e stata forse il ridimensionamento di due politiche di spesa, superbonus e reddito di cittadinanza. Il centrodestra dovrebbe andarne fiero.

Una misura è interessante per due ragioni. Oltre ad aumentare il fondo sanitario, il governo introduce una “card” da 300 euro, per spese non coperte dal Servizio sanitario, destinata agli over 75 con una pensione fino a 28 mila euro. Costa 1,6 miliardi. E un intervento mirato, rivolto a chi rischia di non avere risorse sufficienti per i bisogni sanitari che crescono con l’età. E sussidia la domanda anziché l’offerta: le risorse vanno direttamente a chi ha un bisogno specifico, che sceglie come soddisfarlo. Qualche perplessità è lecito averla sul modo in cui si finanziano le nuove spese.

In parte Giorgetti costringe i colleghi a razionalizzare i loro bilanci: dai ministeri dovrebbero arrivare circa 1,2 miliardi. In parte ci sono nuove entrate, di gettito incerto e di principio discutibile.Si parla molto del contributo chiesto a banche e assicurazioni: circa 5 miliardi nel 2027, fra tre punti in più di addizionale Ires, una stretta sulle deduzioni Irap e un nuovo intervento sulle imposte differite. Si somma all’accordo triennale firmato un anno fa. La narrazione è nota: le banche hanno guadagnato molto, restituendo poco ai correntisti in termini di interessi sui depositi, quindi possono «fare un sacrificio». I buoni risultati in borsa le rendono prede ancora più attraenti per una classe politica che mira ad andare a prendere i soldi dove ci sono.

Altri provvedimenti lasciano un po’ perplessi. Il prelievo sulle slot sale al 25% delle somme giocate e le sale dove si gioca ai videogiochi, senza vincite in denaro, dovranno pagare un’autorizzazione: 200 euro per apparecchio, mille euro per sala. Il governo Meloni ha una visione conservatrice della società ma tende a farne derivare delle «tasse sui peccati».

L’imposta più pericolosa e però la cosiddetta exit tax. Colpirebbe chi trasferisce all’estero la residenza fiscale possedendo beni per almeno 800 mila euro, tassando le plusvalenze maturate anche se non realizzate. Contraddice una norma da alcuni anni in vigore: a chi trasferisce in Italia sé stesso e un patrimonio ingombrante, lo Stato offre un’imposta forfettaria di 300 mila euro l’anno sui redditi prodotti all’estero. Soprattutto è pericoloso il principio.

Pur attaccando le patrimoniali, la destra introduce una patrimoniale, molto simile a quella che vorrebbe la sinistra. E lo fa per punire chi sceglie di vivere e produrre in 1113 altro Paese. Come se in questo modo potesse convincerlo a non farlo. L’effetto può essere l’esatto opposto. Nessuno resta con piacere in ima casa il cui proprietario minaccia sanzioni a chi desidera andarsene.

oggi, 7 Novembre 2026, il debito pubblico italiano ammonta a il debito pubblico oggi
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