Contro la fame funziona anche il mercato

Gli ultimi cent'anni di storia sono stati uno straordinario successo, nella lotta alla fame

4 Maggio 2015

La Stampa

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

C’è chi dice no: anche se non sa tanto bene a che cosa. Il caso dell’Expo è interessante. Appena incominciato, ha già trovato i suoi contestatori. I quali, se li si prende sul serio, pare abbiano in mente un altro modello di sviluppo: che finisce per essere proprio lo stesso che hanno in mente i sostenitori dell’Expo.
Questi ultimi hanno tarato la loro «Carta di Milano» su un concetto studiatamente opaco: quello di «sostenibilità». La parola suona bene ma più o meno significa: cari signori dei Paesi in via di sviluppo, sviluppatevi, ma per favore né troppo né troppo in fretta. Per gli estensori della «Carta di Milano», il cibo è una risorsa scarsa. Dedicano grande attenzione al tema dello spreco, nella convinzione che una migliore direzione della produzione possa evitarlo e meglio avvicinare prodotti alimentari e bocche da sfamare.

E’ questo che ci insegna la nostra storia?
Nel ventesimo secolo, il problema della penuria di cibo ha smesso di essere la prima preoccupazione di buona parte dell’umanità. La crescita della popolazione aveva suscitato le più fosche profezie. Nel suo «Un ottimista razionale» (Codice edizioni), Matt Ridley ricorda che l’agronomo e ambientalista Lester Brown ha vaticinato che la produzione agricola non potesse tenere il passo della domanda nel 1974, nel 1984, nel 1989, nel 1994 e ancora nel 2007. E invece siamo ancora qua.

Leggi il resto su La Stampa, 1 maggio 2015
Twitter: @amingardi

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