Contenere i consumi e spingere l'offerta contro il caro energia

Perché le cose vadano meglio, ci vorranno tempo e sacrifici

9 Settembre 2022

Il Secolo XIX

Carlo Stagnaro

Direttore Ricerche e Studi

Argomenti / Ambiente e Energia

Le storie drammatiche di imprese che rischiano di non reggere l’impatto dell’inflazione energetica rischiano di essere la punta di un iceberg molto più vasto. La crescita apparentemente inarrestabile dei prezzi delle commodity – dal gas all’energia elettrica – ha purtroppo molte cause, nessuna delle quali di facile soluzione. E’ pertanto essenziale intervenire con un mix di misure di breve e lungo termine per superare una fase in cui il rallentamento del Pil ci spinge pericolosamente verso la recessione.

Per disegnare una strategia razionale, bisogna anzitutto comprendere come siamo arrivati qui. In primo luogo, negli scorsi anni si è venuto progressivamente a creare uno squilibrio tra domanda e offerta, soprattutto per quanto riguarda il gas. La ragione principale va cercata nello scarso livello di investimenti: il 2021 è stato l’anno col più basso livello di scoperte di nuovi giacimenti degli ultimi settantacinque.

Contemporaneamente, la diffusione di energie alternative – dalle rinnovabili al nucleare – non è cresciuta abbastanza velocemente da compensare la crescente scarsità. Secondariamente, l’invasione dell’Ucraina il 24 febbraio ha alzato uno spartiacque: il nostro principale fornitore di gas ha scelto un’agenda di conflitto e si è trasformato da partner (per quanto complicato) in minaccia. L’escalation successiva, culminata nella chiusura a tempo indeterminato del gasdotto Nord Stream, non ha fatto che esacerbare la situazione, seminando panico e incertezza.

In queste circostanze, l’unico modo per cavarsi d’impaccio è mettere mano ai fondamentali: fare di tutto per contenere i consumi e spingere per aumentare l’offerta. Il governo ha appena pubblicato un piano per il risparmio energetico, così come hanno fatto altri Stati membri dell’Unione europea. La stessa Commissione Ue invoca una riduzione coordinata. Il contenimento della domanda, assieme al riempimento degli stoccaggi che ormai pare a portata di mano, è un elemento fondamentale per superare i mesi invernali.

Inoltre, l’esecutivo ha messo in atto una serie di azioni per sganciarsi dal gas russo: dalla ricerca di nuovi fornitori a un importante pacchetto di semplificazioni per le energie rinnovabili, fino al rilancio della produzione nazionale di gas (che però sembra arrancare per i ritardi nell’attuazione). Abbiamo anche messo in campo ingenti risorse per mitigare gli aumenti, a dire il vero senza troppo successo. A dispetto della spesa monstre di oltre 50 miliardi di euro famiglie e imprese ricevono bollette senza precedenti. Purtroppo sarà difficile alzare uno scudo a protezione di tutti: già adesso siamo tra quelli che in Europa spendono di più in rapporto al Pil. È dunque importante focalizzare gli aiuti sulle famiglie a basso reddito e sulle imprese, a partire da quelle energivore.

Ma non basta: occorre utilizzare parte delle risorse per incentivare il risparmio energetico, come suggerisce anche Bruxelles, col duplice obiettivo di minimizzare il rischio di razionamenti e di prevenire ulteriori aumenti. Non è un caso se le quotazioni internazionali del gas hanno ceduto negli ultimi giorni, dopo che si erano diffusi i dati sul riempimento degli stoccaggi e sulla flessione della domanda industriale. Purtroppo, però, non esiste un modo per ricondurre nell’immediato la spesa energetica entro livelli “normali”. Bisogna avere il coraggio di dire la verità, specialmente in questa fase di campagna elettorale. Perché le cose vadano meglio, ci vorranno tempo e sacrifici. 

da Il Secolo XIX, 9 settembre 2022

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