Colpa delle raffinerie bombardate. In volo meno posti e biglietti più cari

Il caro cherosene dopo gli attacchi nel Golfo spinge i prezzi dei voli e riduce le frequenze: estate con meno posti e biglietti più costosi

7 Aprile 2026

La Stampa

Andrea Giuricin

Luigi Grassia

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Argomenti / Politiche pubbliche

«Il carburante avio è rincarato molto più del petrolio greggio perché sono stati colpiti alcuni impianti di raffinazione nel Golfo, e questo ha ridotto la disponibilità di cherosene nel mondo. E nei prossimi mesi, in vista dell’estate, c’è da attendersi sugli aerei una situazione paradossale: prezzi dei biglietti molto più cari del periodo pre-guerra, ma al tempo stesso difficoltà a trovare posto, perché le frequenze lungo molte rotte saranno state tagliate». È la visione di sintesi di Andrea Giuricin, economista dei trasporti dell’Istituto Bruno Leoni.

Cominciamo dal prezzo del cherosene: a che punto è?

«Nelle settimane della guerra il costo del petrolio è aumentato del 55 o 60%, mentre quello del carburante avio ha fatto +100%, da 800 dollari a tonnellata a 1600, secondo i dati più recenti della Iata (la federazione mondiale delle compagnie aeree). Questo per via dei danni subiti da alcune raffinerie nei Paesi del Golfo».

Quindi non torneremmo immediatamente ai prezzi pre-bellici, anche se la guerra finisse all’istante?

«Agli impianti di raffinazione serviranno riparazioni. Quando la guerra finirà ci sarà un rilassamento del prezzo del cherosene, ma non un crollo».

Allora c’è una carenza strutturale di carburante avio?

«No, dire così sarebbe esagerato. C’è una tensione sia sui prezzi sia sulla disponibilità, ma non strutturale. Per esempio, in Italia singoli fornitori di cherosene, che si riforniscono in prevalenza presso le raffinerie del Golfo, sono in difficoltà di approvvigionamento in alcuni aeroporti, ma non è un problema generale».

Ci saranno cancellazioni di voli, in vista dell’estate?

«Il rischio c’è, non per carenza di carburante ma per una questione di prezzi. In tempi normali l’acquisto di cherosene corrisponde al 35-40% dei costi di una compagnia aerea. Per adesso i vettori stanno usando il carburante acquistato 3 o 6 o 9 mesi fa, ma se la guerra si prolunga, le compagnie dovranno comprare il cherosene al prezzo attuale, e questo farà saltare i loro conti. Dovranno difendersi un po’ aumentando i prezzi dei biglietti e un po’ riducendo le frequenze dei voli, per aumentare il tasso di riempimento degli aerei».

Quindi in volo avremo meno posti e ticket più cari?

«È così già adesso. L’ho sperimentato: ho pagato un biglietto per l’Estremo Oriente molto più del consueto, e ho pure fatto fatica a trovare il posto».

Quest’estate andrà peggio?

«Le compagnie dovranno decidere entro aprile o maggio se tagliare il numero dei voli estivi, perché se lo facessero all’ultimo momento rischierebbero di pagare forti penali. Riducendosi il numero dei voli di tutte le compagnie diventerà difficile anche l’eventuale “riprotezione” dei clienti, cioè la sostituzione di un vettore con un altro».

Conviene ai clienti comprare un biglietto aereo adesso?

«Impossibile dare un consiglio perché la logica sottostante non è economica, è geopolitica. Non è possibile prevedere quanto durerà la guerra».

Le compagnie aeree fanno gruppo di fronte alla crisi?

«No, ognuna ha politiche proprie. Ce ne sono che hanno già garantito l’approvvigionamento del cherosene all’80% per tutto l’anno e altre solo il 60% per pochi mesi».

I vettori aerei del Golfo perdono quote di mercato, i concorrenti ne approfittano?

«Sì. Normalmente le compagnie del Golfo coprono un terzo dei collegamenti fra Europa e Asia orientale, ma adesso Emirates opera al 60% delle sue possibilità e Qatar Airways addirittura al 15%. I concorrenti riempiono i vuoti».

Questa crisi rischia di rallentare l’integrazione di Ita Airways in Lufthansa?

«Tutt’altro. Nei momenti di turbolenza le dimensioni di un gruppo aereo permettono di comprare il cherosene meno caro. Ora Lufthansa ha il 41% di Ita, presto dovrebbe salire al 90%, conviene proseguire su questa rotta».

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