14 Gennaio 2026
Il Tempo
Carlo Lottieri
Direttore del dipartimento di Teoria politica
Argomenti / Teoria e scienze sociali
Nella controversia atlantica sulla Groenlandia è stato introdotto un elemento meritevole di attenzione quando da parte americana è stata avanzata l’ipotesi di comprare l’immensa isola nordica. Resta però da capire chi abbia davvero titolo alla proprietà della Groenlandia. A parte le modeste zone abitate, soprattutto lungo la costa sud-occidentale (dove si trova Nuuk, la capitale, che con i suoi 20 mila abitanti ospita quasi un terzo della popolazione), stiamo parlando non solo di un mondo disabitato, ma anche inesplorato.
Dal diritto romano fino a John Locke (passando per Tommaso d’Aquino e altri ancora), una porzione di mondo non posseduto (res nullius) diventa di qualcuno, che lo fa suo, a seguito di una qualche «occupatio». Al riguardo, la teoria liberale prevede che l’appropriazione originaria comporti una relazione tra il colono e quella terra: non basta piazzarsi su un terreno, ma bisogna anche lavorarlo e farlo rendere.
Non è allora sufficiente che qualcuno a Nuuk, a Copenhagen oppure a Washington dichiari che 200 milioni di ettari di ghiaccio sono suoi, anche se non vi ha mai messo piede e non li ha mai sfruttati. Le tensioni euro-americane sul destino dell’immensa distesa di ghiaccio allora non rinviano solo alla debole legittimazione della Corona danese: dato che un po’ ovunque gli Stati occidentali hanno rinunciato ai loro domini.
Non soltanto possiamo guardare alla Groenlandia come alla sopravvivenza di una conquista, ma è legittimo anche ritenere che si tratti in larga misura di un West artico in costante attesa di qualcuno che ne sfrutti le potenzialità. Donald Trump e i suoi non si sono nascosti dietro a un dito: quelle terre interessano per i giacimenti minerari e per la possibilità di realizzare basi militari.
Con la loro iniziativa hanno comunque evidenziato una questione reale, dato che – tanto per intenderci – non basterebbe agli Stati Uniti oppure alla Cina predisporre una piccola base spaziale sulla Luna per poter considerare statunitense o cinese l’intero satellite.
A complicare le cose c’è un altro elemento. Una decisione delle autorità locali ha attribuito la proprietà di tutta l’isola all’intero popolo. Questo significa che le decisioni riguardanti quei beni immensi sarebbero del ceto politico di Nuuk, che può farne quello che vuole. Al di là delle formule retoriche, le istituzioni della Groenlandia si sono dotate di un demanio. C’è però da chiedersi quanto tutto ciò sia legittimo e giustificabile.