Caro Ministro ti scrivo

A "Trame sonore" di Mantova – organizzata dal Festival Trame sonore e dall'Istituto Bruno Leoni – una tavola rotonda immagina le politiche culturali di domani

15 Giugno 2018

Classic voice

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Nel “contratto” che ha dato vita al nuovo governo, le uniche righe dedicate allo spettacolo dal vivo recitano così: “Tra le varie forme d’arte lo spettacolo dal vivo rappresenta senz’altro una delle migliori eccellenze del nostro Paese.

Eppure l’attuale sistema di finanziamento, determinato dalla suddivisione secondo criteri non del tutto oggettivi delle risorse presenti nel Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), limita le possibilità delle nostre migliori realtà e impedisce lo sviluppo di nuovi progetti realmente meritevoli. Riteniamo pertanto necessario prevedere una riforma del sistema di finanziamento che rimetta al centro la qualità dei progetti artistici”. Iniziativa di un governo che si dichiara “del cambiamento” o frasi fratte di una classe politica che sulla cultura e lo spettacolo non ha niente da dire? Se ne è discusso a Mantova nella tavola rotonda moderata da Angelo Foletto e organizzata dal Festival Trame sonore e dall’Istituto Bruno Leoni.

A proposito, visto che è originario di questa meravigliosa città, suggeriamo al nuovo ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli di farsi un giro alla tre giorni dell’Orchestra da camera di Mantova. Concerti, conferenze, incontri, masterclass che mettono al centro la musica cameristica ospitati tra Palazzo Ducale, Palazzo Te, Teatro Bibiena e negli altri gioielli mantovani (a proposito di sinergie turistiche) e che quest’anno hanno avuto padrini e madrine del calibro di Alfred Brendel, Maria Joao Pires e Alexander Lonquich. Può essere utile per farsi un’idea di com’è virtuosa, quando vuole, l’organizzazione musicale in Italia.

“La musica si può cambiare” era il titolo dell’incontro, profeticamente sintonizzato col nuovo corso. Già, ma come? Una rivoluzione starebbe già nell’atteggiamento: non più punitivo, come quello di chi – nella scorsa legislatura – ha nominato critici jazz, crossover e hip hop a giudicare la qualità di teatri e orchestre sinfoniche.

Per il resto – questo è emerso nel brainstorming mantovano – nessuno reclama sovvenzioni a pioggia. La pratica dei finanziamenti “per merito” è sacrosanta, anche perché spinge gli attori dell’organizzazione musicale a cercare nuovo pubblico, senza adagiarsi sul vecchio, selezionato per tradizione, abitudini familiari e censo. Ma va perfezionata: oggi un parametro decisivo nella domanda ministeriale – ha ricordato l’avvocato Michele Lai – riguarda la capacità di incrementare il pubblico. Ma chi ha già la propria sala o il proprio teatro strapieni e dunque non può aumentarlo affatto (se non buttando giù qualche parete…) viene penalizzato. Paradossi da correggere il prima possibile.

Da Classic Voice, 14 giugno 2018

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