Caro Matteo, non potevi rottamarmi: Io sono la Lega

Se Alberto da Giussano scrivesse al vicepremier: memorie di un simbolo in via d'estinzione

29 Ottobre 2018

Il Giornale

Carlo Lottieri

Direttore del dipartimento di Teoria politica

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Caro onorevole Matteo Salvini, non poteva finire così. Solo il 18 marzo scorso, alla precisa domanda di un giornalista, avevi escluso la possibilità che il nuovo partito lepenista che stavi per costruire si sarebbe disfatto di me. E, quindi, hai fatto bene a fare subito dietrofront dopo che ieri avevi annunciato che sarei finito in soffitta.

Sono soltanto una leggenda, ma non meritavo certo di essere esodato. È vero che a Legnano alla testa della Lega Lombarda non c’ero io, ma Guido da Landriano. Poi, però, nell’Ottocento sono perfino diventato un simbolo della lotta italiana contro l’odioso crucco. A Legnano hanno fatto un monumento, un’azienda di biciclette mi ha usato quale logo e, infine, Umberto Bossi ha copiato il marchio della due ruote per arrivare fino a Roma.

Se mi avessi cancellato molti ci sarebbero rimasti male. Per i militanti di quella Lega Lombarda che non c’è più da tempo e pure di una Lega Nord da te ora archiviata, ho rappresentato i valori del Settentrione produttivo contrapposti ai disvalori del Meridione parassitario. Sono stato la spada del bene in lotta contro Roma ladrona e se adesso larga parte del Mezzogiorno guarda al sovranismo leghista come a un’ancora di salvezza, capisco di suscitare imbarazzo.

Eppure non è facile disfarsi di me, anche se la secessione è ormai fuori dai progetti leghisti, la rapina fiscale subita dal Nord non t’interessa più, di autonomia parli solo quando sei in Veneto (dove, ancora per un po’, si continua a coltivare il sogno di un’autonomia sepolta sotto mille altri progetti, a partire dal reddito di cittadinanza). Licenziarmi senza un preavviso, però, sarebbe stato davvero troppo, specie se si pensa che il governo si appresta a salvare dentro Trenitalia una parte di quell’ Alitalia che, un tempo, la Lega voleva veder fallire (considerato quanto è costata alle partite Iva!).

Per giunta non ti sarà difficile ridipingermi con il tricolore e riformularmi in termini patriottardi. In politica, lo sai, si può fare tutto: anche prendere un partito anti-italiano e mutarlo in nazionalista. Figurati se non è possibile il restyling di un profilo come il mio.

Se fossi sparito nel nulla mi sarebbe spiaciuto, soprattutto per tutti quei militanti che mi si erano affezionati. Gente semplice e generosa, che si sarebbe trovata come i vecchi operai della Festa dell’Unità a cui fu chiesto di continuare a cuocere le salsicce anche quando falce e martello furono buttati via, così che il partito potesse diventare egemone nei salotti buoni e tra gli alti funzionari di Stato.

Quei leghisti, in me, hanno creduto e continuano a legarmi a ricordi preziosi (compresa una gita sul Po, ti rammenti?, in cui si giurò di battersi per l’indipendenza della Padania). Da allora siamo invecchiati tutti e, in fondo, abbastanza male. Ma la mia silhouette, davvero, non può far male a nessuno. Cordiali saluti.

Alberto da Giussano

Da Il Giornale, 27 ottobre 2018

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