Breve introduzione alla Politica

Così i governi dettano norme su cosa mangiare e cosa bere

3 Ottobre 2014

Libro Aperto

Argomenti / Teoria e scienze sociali

L’ideale di democrazia presenta molte caratteristiche analoghe all’ideale di libertà. Ma esso, nato come umile riferimento costituzionale, si è talmente dilatato da arrivare a minacciare i territori della libertà e della giustizia. Un concetto che Minogue ha più volte riproposto nei suoi scritti e che fa da filo conduttore dell’agile saggio “Breve introduzione alla Politica“. Kenneth Minogue (1930-2013) è stato uno dei maggiori filosofi liberali degli ultimi cinquant’anni, anche se pressoché sconosciuto in Italia, come gran parte dei filosofi liberali del novecento. Sono vari i centri universitari ed editoriali che, nell’ultimo decennio, hanno cercato di porre rimedio a questa profonda carenza culturale. Tra questi, IBL Libri, nella sua collana “Mercato Diritto Libertà” dopo aver pubblicato, nel 2012, il capolavoro di Minogue “La mente servile“, ha dato alle stampe questo nuovo gioiello culturale. Un saggio con il quale Minogue ha voluto sinteticamente raccontare la storia del pensiero politico dall’antichità ai giorni nostri: a cominciare dall’esperienza greca per passare a quella romana, per poi illustrare i profondi mutamenti indotti dal cristianesimo e vissuti nel medioevo, fino a terminare con le visioni più moderne e contemporanee. Un valore, che per il filosofo trae conferma dall’esperienza storica delle varie epoche, è che: la politica deve essere l’attività mediante la quale è delineata e perpetuata la “cornice” all’interno della quale si svolge la vita umana; non è la vita in quanto tale. Tutti i tentativi effettuati negli ultimi due secoli, da parte di filosofi, relativisti, critici sociali, utopisti religiosi, di far prevalere ideologie portatrici di verità esclusive nel nome della giustizia, hanno cercato di intaccare questo valore, ma si sono rivelati pure illusioni.

Nella tradizione del mondo occidentale, spiega Minogue, è viva e presente una profonda avversione nei confronti del dispotismo, in quanto è riconosciuto come il sistema che può far prevalere i dettami di una verità professata come esclusiva ma al prezzo di negare la politica e il ruolo dell’individuo.
I filosofi francesi del XVIII secolo, in nome della società perfetta che credevano di poter realizzare, furono i primi ad abbandonare questa tradizione, giacché il principio di legalità, fondamento della politica, era un ostacolo sulla strada del cambiamento. Il marxismo, poi, con la sua ideologia del proletariato nascente, ha rappresentato il maggior pericolo per la politica e la democrazia. Questa ideologia, nonostante i suoi perfidi cascami illiberali, ha rappresentato anche uno schema interpretativo per movimenti ideologici di diversa natura.
Lo schema è sempre lo stesso: nella prima fase si racconta la storia dell’oppressione di una categoria astratta di persone che può essere di operai, donne, gay, pensionati, precari ecc, la seconda fase è quella della mobilitazione della classe oppressa nella lotta contro il sistema oppressivo, per dare origine alla terza fase che sarebbe quella della liberazione. Ma, a quel punto, tutto dovrà corrispondere ai dettami della nuova politica ideologica e non ci saranno più spazi per visioni alternative. Tutto diventerà politico, ma la tirannia della maggioranza, ipotizzata da Tocqueville come rischio delle democrazie, diventerà effettiva. Per tale ragione, l’Autore, al contrario, sostiene che nello Stato liberale debbano con vivere diversi stili di vita e che vi debbano essere istituzioni politiche che ne garantiscano la libera espressione. L’oggetto principale della vita, quindi non potrà essere la politica. Anzi, la dottrina secondo la quale tutto è politica segnala infallibilmente il progetto ideologico di sostituire il principio di legalità con la manipolazione delle persone.

Le idelogie si sono rivelate un grande inganno ma il sogno da cui sono nate, scrive Minogue, è tutt’altro che morto. Tanto che l’Autore, tornando al filo conduttore del suo pensiero, si pone la domanda se, con la progressiva dilatazione del concetto di democrazia, la politica possa sopravvivere al XXI secolo. Per spiegare il proprio pensiero, ci ricorda che Machiavelli, nel terzo libro dei Discorsi sopra la prima decade di Tito Livio, descrive l’episodio del ricco romano che, in piena carestia, offri da mangiare ai poveri e per tale motivo venne giustiziato in quanto quel gesto venne giudicato motivato dall’obiettivo di crearsi un seguito per istaurare una tirannia. Il contrario della pratica attuale che vede politici e funzionari pubblici accrescere sistematicamente il proprio potere proprio attraverso la distribuzione di prebende e sussidi, in nome della democrazia. Per di più, se all’origine, democrazia ha significato un governo che risponde all’elettorato, oggi i nostri governanti pretendono che sia l’elettorato a rispondere a loro e lo corrompono con i suoi stessi soldi prelevati attraverso le imposte. E’ avvenuto infatti che i cascami dell’idologia abbiano prodotto un sorta di conflitto permanente tra i cosiddetti potenti e i cosiddetti oppressi.

Questi, ovviamente la maggioranza dei cittadini, sarebbero portatori di un nuovo moralismo politico che non vede l’indipendenza dei cittadini come una garanzia di libertà, ma come un ostacolo al progetto di una giusta moralizzazione del mondo, il cui obiettivo permanente è la distribuzione della ricchezza e del potere. Alla nuova moralità non viene assoggettata solo l’economia, si tenta di assoggettarvi anche la cultura, le abitudini, il carattere degli individui. E così i governi dettano norme su cosa mangiare e cosa bere, su come fare il sesso sicuro, e ancora, ci dicono che gli uomini non devono più essere mascolini, i datori di lavoro devono essere meno avidi, gli eterosessuali devono smettere di preferire le proprie idee in materia di fidanzamento e di famiglia. Tra i nuovi mestieri previsti, in senso ironico, dall’Autore vi sarebbero appunto quello di specificare in ogni dettaglio le regole del gioco della vita, fare arbitri nel conflitto o spiegare agli incolti quali sono i pensieri che richiede la società giusta. Il dubbio che nasce è che: se tutto diventerà politico, la politica morirà e con essa la democrazia e la libertà!

Da Libro Aperto, luglio-settembre 2014

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