"Banda larga, il governo dà troppo peso alla fibra"

Secondo J. Scott Marcus, «guru» della Rete di Wik Consulte, il piano governativo sulla banda ultra larga è troppo sbilanciato sul lato dell`offerta

26 Maggio 2015

La Stampa

Argomenti / Teoria e scienze sociali

«Una delle questioni per me più interessanti riguarda i motivi che portano molte persone a non sottoscrivere i servizi di banda larga attualmente disponibili. Meno del 10% non accede per assenza del servizio, un altro 10% è frenato dei costi. Ma due terzi di chi fa a meno della Rete lo fa perché nessuno in famiglia ne sente il bisogno». Secondo J. Scott Marcus, «guru» della Rete di Wik Consulte già nella Task Force per l`Agenda Digitale – ieri a Milano per un convegno all`Istituto Bruno Leoni – questo è uno dei limiti del piano governativo sulla banda ultra larga, «troppo sbilanciato sul lato dell`offerta».

Cosa servirebbe?
«Una proposizione di valore, finora assente nella strategia
governativa: occorre un`educazione al digitale, fornire motivi di utilizzo. Non servono 100 Megabit al secondo per rinnovare online la patente. Una risposta, invece, sarebbe rivedere un sistema televisivo che resta confinato in un sistema Rai-Mediaset, più Sky, e che lascia poco spazio alla diffusione di contenuti video di alta qualità da distribuire tramite la banda ultra larga. Il rischio è che in Rete ci saranno migliaia di canali ma niente da guardare. Forse l`arrivo di Netflix potrà aiutare…».

Il piano per la banda larga non la convince?
«Ho due preoccupazioni. Mi sembra che nelle aree urbane ci sia troppa enfasi nel forzare la tecnologia che porta la fibra fin dentro le abitazioni, l`Ftth. La “neutralità tecnologica” declamata per le aree a fallimento di mercato non viene praticata nelle aree più interessanti per gli operatori. Il secondo problema è legato agli aiuti di Stato a sostegno dell`Ftth. Arrivano nel momento sbagliato – visto che operatori privati, come Telecom, cominciano a fare le cose -, introducono incertezza nei piani industriali, disincentivano gli investimenti».

Ma il governo punta a dotare il Paese della migliore infrastruttura possibile. Sbaglia?
«Non c`è alcun dubbio che l`Ftth sia la tecnologia migliore. Ma c`è ancora molto dibattito su quanto velocemente la si debba adottare. Per la maggior parte degli italiani una velocità di 30 Mega – facilmente raggiungibile con la tecnologia Fttc, che negli ultimi metri dall`armadio stradale a casa utilizza il rame – è probabilmente più che adeguata. Con le ultime tecnologie l`Fttc può raggiungere già oggi i 60 Mega, arriverà presto a 80. Rispetto ai 100 Mega dell`Ftth, per l`utente cambia poco. A cambiare moltissimo sono gli investimenti».

Non serve il salto ai 100 Mega?
Alla fine servirà, ma quando? Tra 5 come tra 15-20 anni, dipende dall`andamento dell`utilizzo della Rete da parte degli italiani. Perciò ha senso rimandare gli investimenti che, con l`avanzare della tec- nologia, un domani richiederanno di sicuro meno soldi».

Eppure nel governo c`è chi vorrebbe spegnere il rame…
«Non è il momento. La decisione, poi, dovrebbe spettare all`operatore, a Telecom. Anche se, forse, l`ex monopolista potrebbe voler tenere in vita la rete in rame oltre quanto sarebbe desiderabile. Ma spegnerla ora comporterebbe molti costi non necessari».

Cosa pensa di una società unica di Rete?
«Non mi piacciono le soluzioni a capitale pubblico, sarebbe come tornare indietro nel tempo: io sono per la concorrenza. Diverso il caso in cui più operatori condividano l`infrastruttura di Rete. Lo scambio di informazioni che la cosa comporta crea anche qui problemi di concorrenza, ma si possono superare».

Consigli al governo?
«Essere pragmatico e agire anche sulla domanda. Non servono interventi col bulldozer: nel Giappone superveloce usano la banda meno che in Inghilterra, dove c’è il rame ma anche un`offerta video più ricca».

Da La Stampa, 26 maggio 2015

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