Anche la Scala lavora poco: si può fare di più

La Scala ha l'organico più numeroso e gli stipendi più elevati, ma non brilla per numero di giorni lavorati

19 Novembre 2014

Il Giornale

Filippo Cavazzoni

Direttore editoriale

Argomenti / Teoria e scienze sociali

Per le note vicende, di recente si è fatto un gran parlare del Teatro dell’Opera di Roma (diventato un simbolo della eccessiva sindacalizzazione e delle inefficienze del settore): abbandono di Muti, annuncio del licenziamento di orchestra e coro e ora tutti intorno a un tavolo per trattare e scongiurare il dramma.

Il numero in edicola di Classic Voice mostra però come i malati siano tanti. La Scala, ad esempio. L’inchiesta rivela che la Scala ha l’organico più numeroso e gli stipendi più elevati, ma non brilla per numero di giorni lavorati. Nel 2013, il totale di orchestrali, coristi e maestri collaboratori (258 in tutto) è costato 22 milioni di euro. Come riporta il mensile diretto da Andrea Estero, la Scala è in cima alla classifica per costo medio annuo per orchestrale (93.687 euro) e per corista (75.647). Su questo c’è però poco da obiettare: la Scala rappresenta un’eccellenza e per attrarre i migliori artisti deve offrire livelli retributivi adeguati. Tra l’altro, tali stipendi pagati dal Piermarini risultano inferiori a quelli di altre realtà europee. Ad esempio, se a Francoforte (Oper) uno stipendio lordo può arrivare a 9mila euro mensili, a Monaco (Bayerische Staatsoper) tocca i 10mila, alla Scala si ferma sui 7.110.

L’aspetto sul quale occorre invece soffermarsi maggiormente – e che va giudicato negativamente – riguarda il numero di giorni lavorati dalle masse artistiche. Secondo una stima fatta da Classic Voice, l’anno scorso alla Scala i giorni lavorativi degli orchestrali d’opera sono stati tra i 112 e i 121 per le prime parti, e tra i 145 e i 156 per gli altri. Al San Carlo di Napoli i giorni lavorativi sono stati in media 167 e 217, al Regio di Torino 162 e 206. Da contratto i lavoratori delle fondazioni liriche sarebbero disponibili per 270 giorni all’anno, ma nessuno di tali enti ci arriva. Anche in questo caso, il raffronto con altre realtà europee mostra una marcata disparità. Se alla Scala le «prestazioni» (della durata di 2/3 ore) sono state 173 per le prime parti e 224 per gli altri, a Monaco in media sono state 280 in un anno, a Francoforte 300 e a Berlino circa 350. Tra l’altro nei «giorni liberi» gli orchestrali del teatro scaligero cambiano casacca e indossano quella della Filarmonica: una associazione privata e distinta dalla Fondazione Teatro alla Scala, che sostiene per il Piermarini la stagione sinfonica.

Leggi il resto su Il Giornale, 18 novembre 2014
Twitter: @f_cavazzoni

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