Alitalia, gli aiuti e il gioco (pericoloso) dei ritardi

Gli aiuti "illegali" concessi dal governo italiano e i danni per contribuenti e consumatori

3 Aprile 2023

L'Economia – Corriere della Sera

Alberto Mingardi

Direttore Generale

Argomenti / Politiche pubbliche

Una giustizia lenta è una giustizia ingiusta. E’ vero quando si parla di concorrenza come quando si parla di diritto penale. La Commissione europea ha condannato come «illegali» i 400 milioni di euro di prestito concessi dal governo italiano ad Alitalia, nel 2019. Il verdetto è arrivato il 27 marzo scorso. Anche il precedente prestito di 900 milioni, erogato nel 2017, era stato bocciato. Nel settembre 2021. 

La disciplina europea degli aiuti di Stato ha contribuito a costruire il mercato unico. L’obiettivo era un terreno di gioco livellato, con quanti meno sostegni discrezionali da parte di questo o quel governo possibile. La politica della concorrenza non è una scienza esatta e gli Stati che potrebbero di volta in volta essere sanzionati sono membri di uno stesso club, l’Unione europea, che è insieme un arbitro terzo ma pure un mandatario dei Paesi membri. Però, nell’inevitabile imperfezione delle cose umane, i limiti ai sostegni pubblici hanno garantito a tutti economie più libere e più competitive. 

La loro virtù non risiedeva in ipotetiche proibizioni assolute (che non ci sono mai state). Anche perché quando uno Stato vuole sostenere un’azienda, come il governo italiano con Alitalia, non c’è santo che tenga: al limite si adatta a pagare la multa, quando arriverà. Ma in qualche modo si era giunti ad accettare che l’onere della prova spettasse agli interventisti: che le erogazioni non dovessero turbare eccessivamente il mercato ovvero non risultare in un danno per altri concorrenti europei. 

La disciplina degli aiuti di Stato è entrata in crisi col Covid. Si è deciso programmaticamente di diluirla per consentire azioni emergenziali durante la pandemia. In politica però le cose non stanno dove le metti e oggi sono altre emergenze a corroborare il desiderio di spendere dello Stato imprenditore. 

Decisioni a scoppio ritardato, come queste su Alitalia, fanno peggio di qualsiasi proclama ideologico. Queste sanzioni non hanno impatto finanziario: gli aiuti dovrebbero essere restituiti, ma sono in capo alla vecchia Alitalia, che è una scatola vuota. Il problema è che non ci sarà neppure un impatto politico. I decisori di ieri ormai fanno altro. Chi ne ha preso il posto e vuole comunque sostenere questa o quell’azienda, ha gioco facile nell’affermare che ora le cose andranno diversamente. Come infatti era stato fatto pure col prestito-ponte. L’impressione, sgradevole, è che i ritardi facciano comodo. A tutti fuorché ai contribuenti e ai consumatori. 

da L’Economia del Corriere della Sera, 3 aprile 2023

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