Carlo Lottieri
Rassegna stampa
12 giugno 2021
Il vero reddito che aiuta il Sud
Bisognerebbe poter agire su quell'autentico mostro intoccabile che sono i contratti collettivi nazionali del lavoro
I dati riguardanti la disoccupazione al Sud e, in modo particolare, quella che concerne gli «under 35» sono sconfortanti: nel Mezzogiorno, infatti, i giovani che non studiano e non lavorano (i cosiddetti «Neet») sono addirittura il 36,1%. Le ultime stime dello Svimez confermano una tendenza di lunga durata, dato che da decenni numerosi ventenni e trentenni del Sud si trasferiscono al Nord oppure all'estero in cerca di un'occupazione.

Per rimediare a questo l'onorevole Paolo Russo, di Forza Italia, ha presentato un emendamento al disegno di legge «Sostegni bis», in discussione alla Camera. La proposta prevede che si versino mille euro al mese (per una durata di due anni) a quei giovani laureati meridionali che hanno ottenuto almeno 105/110: e quella somma sarebbe sostitutiva, in tutto o in parte, della retribuzione a carico del datore di lavoro. L'idea è d'immaginare un «reddito di eccellenza» che stavolta sia collegato a un impiego e che quindi aiuti le imprese e, al tempo stesso, spinga i laureati a evitare la strada dell'emigrazione.

In forma indiretta, la proposta prova a intervenire su due dei motivi strutturali della disoccupazione del Mezzogiorno: l'alto carico fiscale che grava sulle aziende (che si trovano nel medesimo quadro tributario entro in cui operano quelle del Centro e del Nord) e l'alto costo del lavoro. Le risorse destinate ai giovani e alle imprese correggerebbero, almeno in parte, la situazione attuale, che ovviamente potrà mutare solo quando si uscirà dalla logica di salari identici in situazioni diverse e quando le comunità del Mezzogiorno potranno governarsi da sé, prendendo la strada di una tassazione ben più bassa di quella attuale (che è insopportabile perfino nelle aree più produttive del Nord...). Quali limiti si possono riconoscere in una simile iniziativa?

In primo luogo, essa grava sul bilancio generale e quindi su tutte le imprese produttive: comprese quelle delle altre aree del Paese. E' allora normale che le regioni escluse dall'aiuto non vedano con favore questo ennesimo sussidio all'economia del Sud. In secondo luogo, si tratta di una misura temporanea, che potrebbe indurre talune imprese a non cogliere l'opportunità offerta, dato che trascorsi due anni l'intera retribuzione del neo-assunto sarebbe a carico del datore di lavoro.

Bisognerebbe poter agire su quell'autentico mostro intoccabile che sono i «contratti collettivi nazionali del lavoro», perché è certo meglio avere un lavoro che non averlo, ed è pure meglio ricevere 1.600 euro a Catania che 1.800 a Milano. E poi, dato ancor più cruciale, sarebbe urgente riconoscere il diritto all'autogoverno dei territori, poiché solo avendo comunità che vivano delle proprie entrate anche il nostro Sud potrebbe sfruttare una tassazione attrattiva analoga a quelle adottate in tanti Paesi usciti dal blocco di Varsavia. In attesa che si metta mano a questo, è comunque vero che la proposta si muove nella giusta direzione, evitando soprattutto di dare soldi a chi non fa nulla.

da Il Giornale, 12 giugno 2021